07 Gen

Così, rischiamo di ripartire dalla clava

Giustamente il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci ha rilanciato un punto chiave per la ripresa post covid: come utilizzare i miliardi europei, che per la prima volta nella storia arrivano direttamente dall’indebitamento Ue, e come farlo in fretta. Il futuro arriverà da qui ma la discussione a Roma è tutt’altro che eccellente, al contrario, dal confronto a cui assistiamo pare una gigantesca politica della fontanella dove i parlamentari chiedono di portare la fontanella al proprio quartiere, con il premier Giuseppe Conte a tirare la coperta con le forze di maggioranza non proprio soddisfatte, figuriamoci le opposizioni.

Abbiamo superato la quota dei 220 miliardi perché, oltre i prestiti e i contributi a fondo perduto, hanno aggiunto i fondi strutturali ma resta tutto da pianificare e il tempo passa. Entro aprile dobbiamo portare il nostro piano a Bruxelles, impegnare i fondi entro il 2023 e spenderli entro il 2026.

L’Italia è un Paese vecchio, strozzato dalle burocrazie e con le grandi opere pubbliche al palo perché nonostante i fondi e le risorse disponibili, non riusciamo a spendere e gli appalti non decollano, l’economia ristagna.

L’Europa vuole sostenerci ma vuole che l’Italia faccia le riforme, innovi la Pubblica amministrazione, tagli con i burocrati, digitalizzi i procedimenti di un intero Paese, perché poi nonostante la didattica a distanza abbia mostrato profondi solchi nella carenza di pc e rete internet nelle case di 1mln e 600 mila studenti, su 6mln e 700mila, in particolar modo del primo ciclo e del Mezzogiorno, la distanza e le diseguaglianze non sono state colmate e neanche abbiamo iniziato a lavorarci. E dovremmo parlare a lungo di diseguaglianze proprio perché la scuola pubblica, quella che servirebbe a garantire parità di accesso privilegiando solo i talenti, non ha garantito i mezzi a tutti i ragazzi e a quelli con un alloggio piccolo, non ha potuto offrire la tranquillità di poter seguire le lezioni con il silenzio necessario.

Già se affrontassimo burocrazia, innovazione, digitalizzazione e appalti pubblici sarebbe un buon inizio e qui da noi ce n’è da fare ancora tante di battaglie, con tutte le chiese al palo, la stragrande maggioranza del patrimonio pubblico da ricostruire, il grande impegno per i sottoservizi da sciogliere e le risorse da spendere nei cassetti.

Proprio oggi è stata inaugurata la nuova scuola elementare Mariele Ventre a Pettino, a quasi dodici anni dal terremoto, e grazie alle accelerazioni dei poteri commissariali prorogati, che hanno sbloccato diversi lavori iniziando così un nuovo corso, ha detto il sindaco Biondi, citando i prossimi cantieri nei poli di Santa Barbara, Gignano, Sant’Elia e Sassa, Pettino-Vetoio, Pianola e Bagno Grande.

Comincerei proprio dalle basi, focalizzando l’attenzione subito sulla sanità, sulla medicina territoriale e su quella a distanza per le quali, sui 196 miliardi iniziali, pensano di investire solo 9mld. Stanno ancora ragionando su un ovvio incremento, si dividono sul fondo salva Stati e meno male che almeno hanno capito che devono eliminare i piccoli interventi spot, la politichetta della fontanella che non solo agita i Comuni di provincia, ma anche Camera e Senato, ai quali sfugge che strategia di ripresa è un parolone che deve portare opportunità per tutti e occupazione, digitalizzazione e svolta green che non può essere l’incentivo all’acquisto del monopattino.

Già se cominciassimo da queste primissime basi, potremmo poi lavorare ad una riforma fiscale più equa, ad un sistema pensionistico che non prometta povertà certa ai lavoratori di oggi e ai tantissimi giovani e meno giovani nient’affatto garantiti, per poi arrivare pure al sistema infrastrutturale per accorciare le distanze, va benissimo, va benissimo anche la tratta ferroviaria veloce Pescara-Roma, va bene, il problema è partire dall’abc perché siamo ancora a caro amico, mentre Bruxelles ci osserva con le mani nei capelli e il rischio serio è dover ricominciare dalla clava. E non è una battuta.