29 Lug

Rigenerazioni urbane, c’è poco da dire

Sedici realtà urbane medio piccole da rigenerare, tra queste Prato e la cultura delle giungle urbane, alla Biennale di Architettura di Venezia in uno spazio del Padiglione italiano curato da Alessandro Melis, scelte per la visione e l’intelligenza delle pubbliche amministrazioni nel saper applicare le idee e aver avuto il coraggio di realizzarle.

C’è quindi Prato, stracitato ovunque per la lungimiranza degli amministratori.

Ma c’è anche Saluzzo, Piemonte, dove l’amministrazione comunale lavora sui temi dell’energia, valorizzando l’acqua dei canali che irrigano i campi e che poi passano dentro la città e dove ad esempio il calore dei fumi di una distilleria viene riusato per riscaldare la scuola. Questa è rigenerazione urbana qualitativa, anticipava IlSole24ore qualche settimana fa.

C’è poi Modica, Sicilia, dove gli architetti Mark Cannata e Antonio Stornello, hanno sperimentato uno strumento di pianificazione urbana e gestione delle risorse, in grado di prevedere e gestire i dati che hanno un impatto sullo sviluppo delle città, specificamente nell’ambito dei cambiamenti climatici. Modica era la Venezia del Sud, fino all’inizio del ‘900 quando dopo una pesante alluvione è stato intubato il fiume che la attraversava. Il microclima è stato alterato e le case degli anni 50 via via abbandonate. La proposta prevede il recupero di quello che c’era, andando a scavare quello che è andato perduto.

Difficile non pensare alle nostre zone intorno all’Autoparco comunale, terra dei laghetti della regina Margherita, che nessuno ha mai pensato di recuperare, ma questa è un’altra storia che prima o poi qualcuno dovrà raccontare.

Padova, ha mappato le isole di calore, qualità dell’abitare e forse vegetazioni urbane per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, una svolta urbanistica che guarda al futuro in maniera consapevole.

Ed è il senso della rigenerazione urbana, dove conta la qualità progettuale, la visione ecologica e contemporanea per una nuova vivibilità, anche alla luce degli effetti post pandemici che molto hanno cambiato e cambieranno ancora il nostro quotidiano.

Ci sono poi Brescia e Macerata, realtà che hanno usato il bando periferie per una nuova impostazione e non solo per stuccare palazzine dormitorio in piedi da decenni, e tante altre realtà, ricordava il quotidiano economico, che aspettano il bando Pinqua.

A Brescia si lavora alle aree industriali dismesse e a Macerata un centro fiere sarà risanato e ampliato dopo anni di abbandono. Un intervento studiato per il rilancio dell’economia artigianale, agricola e commerciale dell’intera provincia, come pure a Casalecchio di Reno, nel bolognese, un intervento pubblico-privato vuole ridare vita a un’area occupata da un opificio degli anni Cinquanta.

Chiunque dei nostri amministratori potrà mettersi una mano sulla coscienza e chiedersi onestamente cosa abbia fatto in tema di rigenerazione urbana nell’ultimo decennio, quando i miliardi del post sisma, in mani diverse, avrebbero potuto rivoluzionare un sistema andato ma riproposto tale e quale alle pianificazioni selvagge degli ultimi decenni.

 

Nella foto, Barcellona mercato di Santa Caterina.