05 Nov

MAXXI, le piante infestanti della città

Anastasia Potemkina, ha realizzato per il MAXXI L’Aquila Pianta in vasca idroponica, specchi incisi, prodotta dal Museo con V-A-C foundation di Mosca per la nostra rinascita. Un lavoro commissionato per l’apertura, a seguito del recupero di Palazzo Ardinghelli grazie al cospicuo contributo economico russo.

L’artista ha lavorato con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, che ha ringraziato, e racconta di questa vasca idroponica abitata da una pianta autoctona, collocata nella sala che per la sua posizione all’interno dell’edificio è in dialogo con la piazza antistante ed il paesaggio urbano.

E in effetti piazza Santa Maria Paganica è invasa da alberi, non più piante infestanti, ma veri e propri arbusti nati da 12 anni di nulla ai piedi della facciata laterale della chiesa, vicino la quale, passiamo tutti come se fosse normale paesaggio urbano.

Bella, l’arte della Potemkina, quando immagina questo dialogo, di fatto surreale se non proprio inesistente con il paesaggio urbano.

Intorno alla vasca idroponica con pianta infestante, il secondo elemento della proposta artistica, cioè più elementi rappresentati da una serie di specchi incisi con il profilo di piante spontanee e infestanti, che saranno apposti in quei luoghi che hanno avuto un ruolo importante negli anni della ricostruzione: luoghi istituzionali, culturali e di aggregazione che hanno resistito alla dispersione e alla delocalizzazione. La resilienza delle piante all’interno del museo è quindi amplificata dalla disseminazione degli specchi che rimandano alla rete di collaborazioni culturali e istituzionali necessarie per riscrivere il futuro della città.

Così, viene spiegato il lavoro dell’artista per il MAXXI L’Aquila.

La secca gramigna è controllata da una lampada calata dall’alto che irradia luce artificiale, una luce immobile, sembra neon ma neon non è, che molto racconta della città e dello stato in cui versa il paesaggio suburbano, al di là della visione fantastica che rimanda a collaborazioni tutte ancora da immaginare, mentre nell’altra stanza, l’installazione con le tre casse che non smettono di diffondere applausi, cattura l’attenzione ed invita a guardare oltre e a continuare la visita del Palazzo che fu degli Ardinghelli.