28 Nov 18

MAXXI, i 2milioni li vogliono i locali

Alessandro Monti: “E’ proprio necessario lo ‘sbarco’ del MAXXI a L’Aquila? Una soluzione.

Così, emergenza cultura.org, titola l’intervento di ieri del professore ordinario di Politica economica all’Università di Camerino, autore del libro, Il MAXXI ai raggi X. Indagine sulla gestione privata di un museo pubblico, Johan & Levi Editore, Milano.

Il docente rileva effetti controproducenti di un’operazione verticistica e un colonialismo culturale, invece di incoraggiare le realtà culturali locali come il MuSpAC, Museo d’arte contemporanea di Enrico Sconci oppure il Centro culturale Angleus Novus, anzi no, casa editrice, di Antonio Gasbarrini.

E chi sa perché Monti, citi proprio queste due precise realtà culturali. Queste due e non altre, prospettando alla fine del suo ragionamento, una destinazione alternativa per Palazzo Ardinghelli.

Insomma quella che è definita una succursale del MAXXI all’Aquila, non piace a Monti e non aggrada qualche locale. E’ evidente. E’ stato l’ex ministro dei beni culturali Franceschini a disporre che la Fondazione MAXXI, che a Roma gestisce il Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, previa modifica dello statuto che non prevedeva sedi decentrate, dovesse aprire un ‘Centro di arti e creatività contemporanea’ denominato ‘MAXXI L’Aquila’, scrive Monti, a stabilire la sede in Palazzo Ardinghelli, acquistato a suo tempo dalla Direzione regionale per la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici, nonché i cinque artisti incaricati di opere site specific.

La domanda che il docente si pone è se in una città spopolata dal terremoto, (da 70mila a 10mila abitanti?) scrive, sia indispensabile la presenza di un ente con una controversa esperienza gestionale alle spalle, commissariata per squilibri di bilancio nel 2012, ed un decollo tutto da consolidare. Un’operazione verticistica, che lascia sullo sfondo le vere esigenze di rinascita culturale della città devastata dal terremoto del 6 aprile 2009 e rischia di essere controproducente sia per L’Aquila che per il MAXXI, ignorando le lungaggini dei lavori sugli uffici periferici Mibac che si completeranno non prima del 2025, restando relegati in piccoli spazi in locazione da privati o in comodato da altre amministrazioni. Succede con l’Archivio di Stato, la Soprintendenza unica ed il Segretariato regionale per l’Abruzzo, con il Museo Nazionale d’Abruzzo, MunDA, ristretto negli esigui spazi dell’ex mattatoio comunale dove espone solo il 10% delle opere custodite.

Anche il Munda avrà imbeccato il professor Monti?

Al contrario, il settecentesco Palazzo Ardinghelli, oltre 1.700mq, ricostruito e ormai agibile grazie ai 7,2 milioni di euro donati dalla Federazione Russa, viene concesso in uso per venti anni al MAXXI con un appannaggio di 2milioni di euro annui, scrive ancora.

Senza consultare la cittadinanza e le loro associazioni culturali, insiste Monti, senza il parere del Polo museale d’Abruzzo (appunto), la scelta ministeriale ha potuto procedere senza ‘intralci burocratici’ grazie alla natura privatistica della Fondazione MAXXI e della disponibilità del suo presidente Giovanna Melandri la quale, senza deleghe dal Cda, il 12 dicembre 2016 ha firmato con il Ministero un Protocollo d’intesa che prevede rilevanti obblighi organizzativi e gestionali a carico dell’intera struttura museale distraendola di fatto dai compiti istituzionali romani.

E senza analisi costi benefici. Il MAXXI, secondo i dati che cita il professore, dichiara 429mila visitatori nel 2017, ma i biglietti d’ingresso alle sale museali emessi sono 183mila, +9% rispetto al 2016: poco più di un terzo rispetto ai 450mila del 2011, al di sotto dei 208mila ingressi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, +55% rispetto al 2016, e dei 188mila al PALAEXPO, +17% rispetto al 2016, al di sopra solo di quelli del MACRO, 141mila, -12% rispetto al 2016.

Siamo sicuri che una soluzione calata dall’alto risponda all’esigenza prioritaria di accompagnare la lenta ricostruzione edilizia della città con iniezioni di fiducia alla variegata comunità di artisti, scrittori, curatori museali, operatori culturali aquilani? Si chiede Monti.
Una comunità ferita ma ancora vitale e, se dotata di adeguate risorse pubbliche, in grado di promuovere in prima persona, non a discrezione del MAXXI, la valorizzazione del patrimonio artistico esistente e l’espressione delle proprie capacità creative e comunicative.
Il professore vede le realtà locali in una futura posizione subalterna, inevitabilmente schiacciate dall’ingombrante brand e sopraffatte dal culto dell’effimero che caratterizza l’approccio del MAXXI nell’ultimo quinquennio: 114 mostre e 1.841 eventi di altalenante livello.

Quindi, chiude il cerchio Alessandro Monti, servirebbe una nuova destinazione di Palazzo Ardighelli e risorse a chi fa cultura all’Aquila. Di fatto proponendo un circuito chiuso senza spazi per i talenti e per la comunità tutta che voglia partecipare, in barba all’innovazione culturale diffusa introdotta dalla Convenzione di Faro che pure, da noi, solo il Comune di Fontecchio finora ha fatto propria.

Quindi, prosegue il professore su emergenza cultura.org, il ministro dei beni culturali dovrebbe revocare la concessione di Palazzo Ardinghelli alla Fondazione MAXXI che potrebbe così dedicarsi a tempo pieno alla cura della sua sede romana; affidare Palazzo Ardinghelli al Polo museale d’Abruzzo quale spazio di ricerca, formazione, promozione e diffusione della creatività artistica e sede espositiva delle collezioni d’arte contemporanea del Museo Nazionale d’Abruzzo, MunDA, e del Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea, MuSpAC, fino alla ricostruzione delle loro sedi originarie; sottoscrivere, d’intesa con il Polo Museale, una convenzione con le più significative istituzioni/associazioni culturali aquilane, possibilmente consorziate, per la definizione di programmi di attività da realizzare a Palazzo Ardinghelli, con il coinvolgimento dei residenti per accompagnare la progressiva ricostruzione edilizia della città con iniziative funzionali al rilancio della sua crescita civile e culturale; assegnare al Polo museale i due milioni di euro annui, già stanziati sul capitolo 5514 del bilancio del Mibac per la sede decentrata del MAXXI, dal 2018 al 2024, per la gestione di Palazzo Ardinghelli e il sostegno iniziative promosse sulla base di programmi di attività approvati dal Polo museale e attuati sotto la vigilanza della Soprintendenza unica per la città dell’Aquila e i comuni del cratere.

Una soluzione più rispettosa della dignità della città, chiude Alessandro Monti.

Aggiungerei una soluzione che aggiusta qualche realtà locale almeno fino al 2024, che continua a mostrare il modo migliore per ingurgitare fondi pubblici in nome di una cultura locale incapace di varcare le mura urbiche, un po’ come il 4% per la ripresa, con un pizzico di turbamento ministeriale e delle sedi decentrate dei beni culturali, alle cui gestioni, non cala il fatto di non riuscire a mettere le mani sul tesoretto.


Cialente al MunDA: “Letto d’Osso ancora esiliato”

Di nuovo questa mattina il prof. Alessandro Monti, già professore ordinario di Economia Politica Economica dell’Università di Camerino, rilancia, dopo averlo fatto una prima volta sul Manifesto il 27 ottobre, la sua crociata contro l’apertura all’Aquila, in Palazzo Ardinghelli, della sede distaccata del MAXXI, museo di arte contemporanea di Roma.

Massimo Cialente

Nel suo articolo, che mi pare lasci trapelare una certa antipatia nei confronti del MAXXI, afferma che l’iniziativa assunta dall’allora ministro Franceschini sia stata  una scelta verticistica e calata dall’alto.
Io non so chi abbia informato il prof. Monti, ma certo qualcuno non ben documentato  o portatore di altri interessi.
La richiesta di istituire un Museo d’Arte contemporanea in Palazzo Ardinghelli fu richiesta, non solo suggerita, ma avanzata formalmente, dall’amministrazione comunale, in primis dal sottoscritto, che proprio per questo invitò il ministro Franceschini e dopo pochi giorni il sottosegretario al Mibact Ilaria Borletti Buitoni, a visitare lo storico e bellissimo edificio, con i lavori di restauro in corso, per verificare la possibilità di farne museo, cosa della quale eravamo convintamente entusiasti.
E sempre l’amministrazione comunale si battè perché si realizzasse la sede distaccata del MAXXI.
Perché? Perché c’era, e spero sussista ancora, un’idea di fondo del futuro dell’Aquila, città della cultura e di un turismo, di turismi, di qualità.
Una sede distaccata di un grande Museo è un’occasione unica, che proietterebbe la nostra città in un grande circuito internazionale, caratterizzandola. Non è un caso che già grandi artisti abbiano risposto ad una call per esserci.
Il prof. Monti ritiene che il MAXXI trascurerebbe le energie vitali degli artisti ed operatori culturali aquilani.
Posto che ancora una volta emerge, da chi informa persone che non vivono la città, questo miope senso di autarchia e di chiusura a tutto e tutti, vizio antico della nostra comunità,  il professore ignora che già sono avviati contatti tra il MAXXI e la nostra Accademia di Belle Arti.
L’idea dell’amministrazione comunale, sin dall’inizio, è quella di puntare ad avere artisti di fama internazionale chiamati a realizzare una loro opera nella nostra città, in Palazzo Ardinghelli, con la presenza degli studenti dell’Accademia. Un’esperienza unica, che gli studenti dell’Istituto Sperimentale di Cinematografia potrebbero seguire, ricavandone splendidi documentari o corti.
Il MAXXI diverrà così non solo un Museo, ma un grande centro culturale, destinato soprattutto ai giovani.
Quindi vorrei rassicurare il prof. Monti che non è assolutamente vero che qualcosa  si stia ‘catapultando sulle nostre teste’.
Di fatto la proposta del prof. Monti è quella di annullare la venuta del MAXXI e di affidare Palazzo Ardinghelli al Polo Museale d’Abruzzo ed al Museo Sperimentale di Arte Contemporanea, sino alla ricostruzione delle loro sedi.
Sarebbe a mio avviso un errore catastrofico e miope.
Attualmente nel centro storico abbiamo già alcuni prestigiosi edifici restaurati e restituiti al loro splendore, che transitoriamente potrebbero essere affittati ed utilizzati, chiedendo ad esempio un contributo, che sono certo arriverebbe, a degli sponsor, in primis la Fondazione Carispaq, considerando che tra qualche anno riavremo sia il restauro della Fortezza Spagnola che di Santa Maria dei Raccomandati.
Questa vicenda, francamente, mi sembra ancora una volta legata alle solite polemiche e gelosie tra enti ed istituzioni, dettate questa volta anche dalla volontà di mettere le mani sul finanziamento per la realizzazione del MAXXI, da noi ottenuto con tanta fatica.
Credo che sia ora che rispetto a queste polemiche ed interessi  particolari L’Aquila dica basta, e cominci a guardare più in alto.
Piuttosto un’ultima riflessione.
Io mi sono perso nei meandri delle varie riforme del MIBACT, per cui non so bene districarmi tra le varie competenze. In passato ho letto, su stampa e siti locali, di pochi visitatori al MunDA. Forse dirò una corbelleria, ma in questi anni mi hanno insegnato che i musei sono tanto più attrattivi quanto più hanno opere d’arte di alto valore e pressoché unici. Continuo a chiedermi perché alcuni reperti archeologici di altissimo valore, come ad esempio il Letto d’Osso della necropoli di Fossa, ed altri meravigliosi reperti lì rinvenuti non possano trovare una collocazione nel nostro Museo, ma siano ancora esiliati. Spero di essere smentito, ma queste sono le informazioni in mio possesso.

 
 

Massimo Cialente
già Sindaco dell’Aquila