19 Feb 20

Centro storico, pensiamo a chi ci vive

Prima era Colapietra, l’unico rimasto di cui si è raccontato tante volte, poi la stoica famiglia di via Cembalo di Colantoni, che per anni è vissuta circondata dalle macerie, quindi le aree a breve in cui sono rientrati in molti. Ma la domanda che non trova mai risposta è quante persone abitano in centro.

Ora, ammetto che il mio metodo di rilevazione non è scientificamente dato, esso si basa su due strumenti, le mie scarpe e il mio cane, coadiuvati da un sano senso di farsi i cazzi degli altri, di trovare cenni di vita, dei panni stesi, un nome sulla buchetta della posta, una tenda, un lume acceso, l’odore di un sugo che bolle e complimenti alla signora della banca d’Italia che fa un sugo da paura che ti inonda non appena arrivi alla fine delle scalette di via Fonte Preturo.

Però credo fortemente che sia un metodo più attendibile di chi parla di rientro in centro basandosi su dati del tutto inattendibili, ad esempio il numero di residenti all’anagrafe o le utenze riattivate. Per questi freddi dati in centro risiedono diverse migliaia di persone o, altro dato che spesso viene utilizzato, sono state riallacciate più di 4mila singole utenze e non si sa mai a cosa ci si riferisca. Sono utenze dentro le mura? Sono solo la parte storica? Anche se uno potesse accedere ai consumi delle utenze non riuscirebbe comunque a distinguere un appartamento da uno studio. Comunque il dato emerso l’anno scorso è questo, migliaia.

Ohibo, e dove diamine siete tutti mi sono chiesto?

Ora, secondo i miei infallibili metodi di rilevamento, la notte in centro dormono non più di 1200 persone a voler essere generosi, 1000 a voler essere precisi, 1100 a voler dare una via di mezzo. Variazioni dentro un margine di errore di un sondaggio che non cambiano la sostanza. Ovviamente la sostanza potrebbe essere sbagliata, e chi può accedere ai dati potrà tranquillamente smentirmi. Ma per me questi sono.

Tra San Domenico, la zona dell’Addolorata, via Buccio di Ranallo e vicoli circostanti, ad esempio, abitano circa 100 persone, scendendo su piazza Fontesecco, verso il ponte abitano, un trenta quaranta persone, salendo sul vicolaccio, per via Sallustio, piazzetta delle tavole e via dicendo non più di una decina di appartamenti sono stati riabitati. Su Via Sassa alta, via Roio sia verso la piazza che verso il belvedere quante? Diciamo una trentina di anime. Rimanendo in quella zona sono stati riconsegnati da un po’ i grandi condomini di via Agnifili come quelli dietro la casa dello studente ma vi saranno occupate diverse decine di appartamenti 40, 50. Proseguendo nella famigerata zona di Sant’Andrea il discorso non cambia, c’è un condominio riconsegnato e abitato da 25, 30 persone al massimo e con il resto di via XX Settembre non aggiungiamo granché.

Va meglio nelle zone intorno alla Villa ma per modo di dire. Proprio sotto la villa sono per lo più gli studi a farla da padrone, dietro Cristo re fino a Porta di bagno è invece una zona più residenziale ma non ci abitano centinaia di persone, affatto. Risalendo verso il centro abitano diverse decine di persone nelle zone della vecchia prefettura, via degli Alemanni ecc. ma poi San Marciano è tutto un cantiere e gli abitanti si contano sul palmo di una mano.

Stesso discorso sul versante opposto, Santa Giusta e le coste. Qualche decina di persone vive poi tra via Veneto, Via Zara e la Fontana Luminosa, e da lì in poi a Santa Maria Paganica e San Silvestro qualche altra decina. A Santa Maria di Farfa un 150, compresi gli animali domestici, come mi ha suggerito chi la conosce meglio me.

Attorno a Via Garibaldi siamo sempre nell’ordine di qualche decina.

Su viale Duca degli Abruzzi non c’erano questi grandi numeri prima figuriamoci adesso, la parte di via Roma bassa è pure ininfluente, mentre Banca d’Italia, zona don Bosco, Villa Gioia sicuramente rappresentano la parte più consistente con qualche centinaio di abitanti. Considerate che le tipologie di nucleo sono le seguenti: rientrati nella propria abitazione, quindi coppie adulte o anziane, o adulti e anziani soli, poi ci sono, in grazia di dio, i nuovi abitanti, coppie di trenta quarantenni per lo più senza figli. Ad aumentare un po’ la media gli appartamenti con gli studenti che cominciano a riabitare sia le zone a breve sia la parte storica, e gli operai a gruppi di 4 o 5 per appartamento. Mille, 1200 persone.

Questo è il centro città oggi.

Molto lontano dalle stime fatte in occasione del decennale o dalla percezioni di tante persone. Lontano anche dalla percezione di chi pensa non vi abiti nessuno, per carità.

Sono tante o sono poche? Se penso che dieci fa non sapevamo nemmeno se ci saremmo mai tornati sono tante, ma se penso che sono passati quasi 11 anni il risultato non è eccezionale. Ovviamente il numero sconta il fatto che molti cantieri sono in riconsegna, e sconta probabilmente, numeri alla mano, anche gli errori del passato.

In questo senso ho tenuto fuori l’asse centrale perché onestamente non so nemmeno se ci abita qualcuno, forse qualcuno a via Verdi e alla Commenda, mosche bianche al momento, per cui la scelta di invertire il senso della ricostruzione che all’inizio era dall’esterno verso il cuore, alla luce di questi dati è stata totalmente fallimentare da un punto di vista del tessuto abitativo.

Per di più l’ulteriore incentivazione di Fare Centro, ricaduta per evidenti motivi di stato della ricostruzione, sul solo asse centrale, ha attirato lì le attività commerciali, lasciando invece le zone più riabitate senza servizi e commerci. Stesso discorso per i sottoservizi che adesso con il secondo lotto andranno ad incrociare la vita di centinaia di persone già rientrate a casa.

I se e i ma sono buoni per passare il tempo al bar per carità, ma rimane il rammarico perché i numeri mostrano che se si fosse proseguito ad aggredire il centro gradualmente oggi forse il tessuto abitativo e sociale sarebbe molto più vivo, equilibrato e funzionale, ma hanno prevalso altre logiche.

L’auspicio è che almeno chi amministra oggi capisca che quelle che spesso chiamano, aree periferiche del centro, per spiegarti che non sono prioritarie nelle scelte amministrative sono in realtà l’unica speranza del centro e anche dei suoi commerci che prima campavano sì dell’essere il luogo della socialità cittadina, ma anche perché godevano del fatto che tra aquilani e fuori sede più di diecimila persone dormivano in centro città.

E’ ora di cambiare le priorità e di pensare a chi vive in centro e a chi lo frequenta, con tutto il rispetto per i commercianti, gli studi, gli eventi, i megaeventi ecc.

 

*di Alessio Ludovici