11 Giu

Ortona, 900 ettari di consumo di suolo

Una vera e propria colata di cemento sulla costa sta per abbattersi a Ortona se saranno confermate le previsioni  del Piano regolatore in via di approvazione: 900 ettari complessivi di consumo di suolo; centinaia di migliaia di mc di edificazione con aree di nuova espansione in zone di enorme pregio paesaggistico, come quelle a ridosso delle Riserve dell’Acquabella e dei Ripari di Giobbe; nuovi alberghi alla foce dell’Arielli; discoteche e chi ne ha più ne metta nella zona a nord della stazione di Tollo lungo la strada Postilli-Riccio. Sono scelte che fanno a pugni con gli slogan del consumo di suolo zero e con la tutela del paesaggio e del territorio, è il giudizio sul nuovo Piano regolatore di Ortona del Coordinamento Tu Vi Va, Tutela delle Vie Verdi d’Abruzzo, che riunisce oltre 70 realtà tra associazioni locali e nazionali per la tutela ambientale e del patrimonio culturale e imprenditori turistici.

Solo a ridosso dei Ripari di Giobbe, dove oggi ci sono distese di olivi centenari, verrebbero costruiti oltre 200mila mc di edifici residenziali, scrive in una nota. Il Coordinamento depositerà le osservazioni alla Valutazione Ambientale Strategica al Piano regolatore, con termine domenica 14 giugno.

I dati del nuovo Piano regolatore sono tutti sballati. A fronte di 23mila 400 abitanti attuali, il Piano è dimensionato per oltre 34mila. Gli stessi proponenti sostengono, peraltro citando dati risalenti al 2001, con evidente sottostima visto l’andamento del mercato immobiliare più recente, che il 20% delle abitazioni non è occupato.

In realtà, oltre agli abitanti residenti, bisognerebbe considerare i picchi di presenze connessi a questo tipo di aggressione al territorio, che privilegia la concentrazione dei turisti in pochi e ristretti periodi rispetto alla destagionalizzazione. Come assicurare i già precari servizi come, ad esempio, quello della depurazione che già oggi è in tilt?

Le aree alberghiere e per il turismo con strutture fisse sono previste a ridosso del mare. A parte l’impatto paesaggistico e di afflusso di persone in aree estremamente vulnerabili e di enorme valore naturalistico, in cui non si può replicare certo il turismo di Pescara e Francavilla, anche per diversificare l’offerta, non si tiene in alcun conto del problema dell’innalzamento del livello dei mari per i cambiamenti climatici, atteso di mezzo metro in pochi decenni. Queste nuove strutture diventerebbero immediatamente a forte rischio, con la necessità di costosissimi interventi di mitigazione. Di tutto ciò nella Valutazione Ambientale non c’è traccia, insistono gli attivisti. Un vero e proprio assalto finale al territorio costiero.

Il Coordinamento chiede al Comune di rivedere radicalmente queste scelte. Inoltre, conclude la nota, facciamo appello all’intervento degli enti sovraordinati, dalla Soprintendenza alla Regione fino al Ministero dell’Ambiente, per evitare questo scempio e indirizzare queste aree verso un turismo diffuso, rivitalizzando il bellissimo centro storico e quelle contrade storiche oggi contornate da meravigliose aree agricole con distese di olivo che tutto il mondo ci invidia.