26 Lug

Covid-19, la sfiducia nell’informazione

Una pubblicazione de IlSole24ore di qualche settimana fa sulla pandemia, ha dimostrato che l’Italia, più di altri Paesi al mondo, è stata colpita da infodemia.
Infodemia. Circolazione di una quantità eccessiva d’informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili. Così la Treccani.

Il mondo dell’informazione è andato in ordine sparso, con i mezzi di comunicazione travolti da numerose fonti poco verificabili, molto scientifiche e troppo difficili da spiegare, se non negli approfondimenti dei maggiori quotidiani che in questi mesi durissimi, a leggere i dati forniti dalla pubblicazione, hanno recuperato una grande credibilità. 

Troppi virologi a parlare l’uno contro l’altro in tv, troppa politica a screditare l’avversario per guadagnare consensi e una sbagliata impostazione iniziale ormai strutturata. Resterà nella storia l’esodo dalla stazione centrale di Milano nel pieno della prima ondata, l’assalto ai supermercati, l’incapacità di un’informazione condivisa tra i Paesi Ue sulle contro indicazioni AstraZeneca, con una confusione crescente sull’opinione pubblica che non si fida.

Lo studio, pubblicato sul primo numero di The Corporate Communication Magazine, è stato condotto su Italia, Usa, Finlandia, Svezia, Australia e Corea del Sud.
La Finlandia è il Paese che ha registrato meno decessi, 980 su 5mln 518mila abitanti. Un Paese che ha solo suggerito, mai imposto/ristretto/sanzionato, pochi contagi ancora oggi, +360 nelle ultime 24 ore, 103mila contagiati da inizio pandemia, 46mila guariti e un ottimo rapporto di fiducia Governo/cittadini e viceversa.

Da inizio pandemia sono stati registrati 190mln 770mila contagi nel mondo, e oltre 4mln di morti, 58mln e mezzo in Europa, con 1mln e 200mila di morti. Dovremmo capire dove siamo andati a finire noi, con un’informazione sempre meno credibile, la scienza messa in discussione da chiunque, e fatta a pezzi da chi strilla più forte delle professioni e delle competenze.

In Italia la credibilità dei media non presenta un andamento positivo, si legge nella pubblicazione, molte persone ritengono le informazioni non sempre obiettive e viziate da pregiudizi e loro interessi. La percezione negativa degli italiani è molto più forte che negli altri Paesi in esame, ed è più bassa di dieci punti, sempre rispetto agli altri, per quel che riguarda la fiducia negli esperti scientifici. La comunicazione del Governo viene percepita come meno chiara, meno affidabile e puntuale.

Valori più bassi anche nell’atteggiamento positivo verso i vaccini. Al contrario, quando cresce la percezione di un’informazione come onesta, bilanciata e puntuale, cresce l’intenzione di vaccinarsi, con due fattori psicologici che incidono positivamente: la fragilità della propria salute e quando il gruppo di riferimento/persone stimate, si vaccinano.

D’altra parte, se negli altri Paesi in esame, la fiducia nel Governo e nelle istituzioni spinge alla vaccinazione, in Italia, la propensione al vaccino, non è influenzata da tali fattori.       

La premier Sanna Marin

In Finlandia il 53,1% della popolazione ritiene che la comunicazione del Governo sul Covid e sui vaccini sia stata sempre chiara e sufficiente; il 58,9% pensa che sia stata programmata al momento opportuno; il 55,3% che sia stata l’informazione più affidabile.
Nell’autunno del 2020 il Governo aveva la fiducia del 70,5% della popolazione; la presidente del Consiglio, la giovane Sanna Marin, il 66,4%; le autorità regionali il 66.1%. Le informazioni dei media sono ritenute altamente credibili, 82%; accurate 69,1% e autentiche 70,5%. Il Governo finlandese si è limitato a dare raccomandazioni piuttosto che attuare decreti restrittivi con sanzioni penali, registra nuovamente l’indagine, una linea soft possibile, grazie all’alto livello di fiducia nelle istituzioni e viceversa.

Una strategia semplice ed una comunicazione chiara, credibile e tempestiva ha fatto sì che nell’insieme, la popolazione finlandese, sia risultata meno confusa e quindi più predisposta a seguire comportamenti preventivi, adeguati a contenere i contagi.

In Italia, la presenza di molteplici voci e opinioni, politici, giornalisti e autorità sanitarie sono infatti saliti indistintamente sul palcoscenico per dire ognuno la propria e litigare, ha alimentato confusione e incertezza tra i cittadini, con un’opinione pubblica disorientata, incapace di individuare un’unica voce autorevole, per una narrazione seria e condivisa da tutti gli organi di informazione. La gestione della comunicazione da parte di esperti di crisis management avrebbe garantito, evidenzia l’approfondimento, un miglior coordinamento interno fra gli organi istituzionali e una circolazione omogenea e coerente delle informazioni.

Il bollettino delle 18 e le diverse interpretazioni diffuse, non hanno fatto altro che acuire confusione e criticità nel riconoscere l’informazione come unica e credibile. E il risultato si riverbera ancora oggi, negativamente, anche sulla propensione a vaccinarsi, sull’importanza del Green pass per muoversi liberamente e in sicurezza, così da garantire la libertà delle comunità mondiali ancor prima che degli individui, e andremo probabilmente a peggiorare, con la propaganda crescente dei politici, l’odio social, e una società che si muove ormai a chi ne sa di più, come fossimo tutti scienziati, solo per sovrastare l’altro.