11 Giu

San Massimo, la cattedrale dimenticata

Considerata l’opportunità di elevare alla dignità di monumenti nazionali le Chiese cattedrali di alcune Città d’Italia, particolarmente importanti per il loro pregio storico od artistico […] Abbiamo decretato e decretiamo: sono dichiarate monumenti nazionali le Chiese cattedrali delle città indicate nell’elenco annesso al presente decreto […] (Regio Decreto 21 novembre 1940, n.1746/Fonte: «Normattiva»)

Siamo nel 1940.
Con questo preambolo, re Vittorio Emanuele III apre il Regio Decreto 21/11/1940, n.1746, che riconosce il titolo di monumento nazionale a una serie di cattedrali italiane.

L’elenco è firmato dall’allora ministro per l’Educazione nazionale, all’epoca i Beni culturali erano in capo al Ministero dell’Istruzione. Anche la cattedrale dell’Aquila venne riconosciuta monumento nazionale. Un monumento nazionale che – come comunità – abbiamo troppo a lungo trascurato, se non dimenticato, mentre apprendiamo periodicamente che il percorso per la ricostruzione sta procedendo, ma già prima del sisma del 2009, il nostro Duomo godeva di scarsa considerazione tra molti di noi. Il lungo periodo di abbandono dopo il crollo del transetto è passato purtroppo nell’indifferenza di tanti a testimonianza di questa poca considerazione.

Evidentemente, come molti hanno osservato, la nostra cattedrale era diventata poco popolare e non veniva più percepita come il cuore della comunità cittadina. Troppo sbrigativamente è stata spesso considerata una chiesa brutta, di poco valore, un vecchio rottame e quant’altro.

La nostra cattedrale è invece una vera e propria fabbrica che da più di 700 anni è in continua evoluzione, raccogliendo stratificazioni architettoniche e artistiche dal Duecento al Novecento. Un grande edificio sacro che vale molto più di quanto tanti fra noi non credano e ho utilizzato la parola cuore non a caso.
Un famoso disegno di epoca rinascimentale, da Francesco di Giorgio Martini,  raffigura il concetto di città, paragonandola a un corpo umano dove la cattedrale, tempio, è collocata proprio sul cuore, la sede dei sentimenti e della spiritualità; le cattedrali, inoltre, sono anche edifici dal grande valore civico e, infatti, nello stesso disegno la piazza, spazio civico e commerciale, è raffigurata sopra la pancia, esattamente davanti al tempio/cattedrale.

Fino al secolo scorso era così anche per la nostra cattedrale, cuore della nostra città e del nostro territorio, in quanto chiesa madre di tutta la diocesi.
Nel 2010, una testimonianza diretta dell’architetto aquilano Marcello Vittorini, 1927-2011, raccontava come nelle festività come il Natale e la Pasqua, tante persone, di ogni ceto sociale, partivano a piedi, la maggior parte, dai borghi per raggiungere la cattedrale e seguire la messa.

Un sentimento che con il passar del tempo si è affievolito, e che solo una conoscenza o una riscoperta di questo monumento nazionale possono aiutarci a ravvivare.
Per chi volesse fare un primo passo verso la conoscenza, o la riscoperta, del nostro antico duomo, suggerisco la lettura di varie pubblicazioni disponibili e richiamo anche un mio recente articolo pubblicato, La fabbrica della cattedrale aquilana.

 


*di Mauro Rosati
Archeoclub d’Italia – Sede L’Aquila