21 Apr

Recupero beni culturali, 22 a giudizio

22 rinvii a giudizio per la ricostruzione/recupero dei beni culturali e monumentali del post sisma 2009. L’importante è partecipare  è l’operazione avviata dalle indagini del nucleo investigativo dei Carabinieri dell’Aquila nel 2017 quando si ipotizzò un sistema di assegnazione dei lavori a imprese amiche dietro versamento di soldi a funzionari pubblici.

Il pm Simonetta Ciccarelli ha chiesto il rinvio a giudizio per 22  persone che sarebbero coinvolte a vario titolo. Gli indagati, inizialmente erano 26, ma alcuni hanno chiesto il rito abbreviato altri sono stati prosciolti. Giancarlo Di Vincenzo è uscito dall’inchiesta mentre il direttore tecnico Giampiero Fracassa, dell’omonima ditta teramana, è stato condannato a 4 anni e 4 mesi con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici con rito abbreviato.

Dunque bisognerà ora dimostrare un sistema di tangenti nell’assegnazione di lavori su chiese e beni architettonici nel capoluogo di Regione e nel cratere sismico. Gli indagati sono professionisti, imprenditori, funzionari pubblici del Ministero dei beni culturali e della Sovrintendenza.

Lionello Piccinini, Gianfranco D’Alò, Mauro Lancia e Valerio Agostinelli, in qualità rispettivamente di rup, direttore dei lavori, imprenditore e tecnico per una presunta falsa perizia nell’appalto della chiesa di Tione degli Abruzzi. Sospettati per falso, il rup Giorgio Aldo Pezzi e Berardino Olivieri, direttore dei lavori per una perizia nei lavori della chiesa di San Domenico a Sulmona. Ed ancora Graziantonio e Antonio Loiudice per la Badia sulmonese. Per piazza Duca degli Abruzzi-Porta Branconia all’Aquila coinvolti gli imprenditori Ernesto Penzi e Lucio Piccinini. Per i lavori al Teatro stabile del capoluogo di Regione coinvolti gli imprenditori Vito Giuseppe Giustino e Leonardo Santoro, il direttore dei lavori e il vice, Marcello Marchetti e Alessandra Del Cane, i tecnici Michele Fuzio, Domenico Pazienza e Michele Buzzerio, Antonio Zavarella e Pasquale Marenna. Per gli interventi sulla Badia di Celestino V, rinviato a giudizio l’architetto della Sovrintendenza Franco De Vitis e per la chiesa di San Biagio e Cappadocia e della chiesa di San Sisto indagato l’architetto della Sovrintendenza Giuseppe Liberati e il geometra Giuseppe Rossi.

L’importante è partecipare è nata dalle intercettazioni della Procura aquilana sugli appalti della Regione e aveva portato agli arresti domiciliari di dieci persone oltre all’interdizione dall’esercizio della professione di cinque tecnici.

Per quanto riguarda i beni interessati si tratta appunto della chiesa di Tione degli Abruzzi e di San Domenico a Sulmona, la chiesa di San Salvatore a Civitaretenga, la Badia sulmonese, le mura civiche dell’Aquila nel tratto piazza Duca degli Abruzzi – Porta Branconia, la torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, la chiesa di San Sisto all’Aquila con il Teatro stabile e la chiesa di San Biagio a Cappadocia sempre nel territorio aquilano.