03 Mag

Epidemia e morte, già tutto alle spalle…

Purtroppo le immagini di questa settimana e gli assembramenti a Milano per lo scudetto dell’Inter (nella foto) mi fanno pensare che il rischio di una ripresa dei contagi possa essere molto alto. Così Fabio Ciciliano del Comitato tecnico scientifico, oggi, in un’intervista a Il Messaggero.

Troppo presto per capirlo subito. Lo vedremo solo a metà maggio ma non c’è più la percezione del pericolo del Covid, vengono considerati normali i 200/300 morti al giorno, dice, (256 solo oggi), questo è un problema perché favorisce la trasmissione del virus. E non si può neanche pensare che tutto debba dipendere dai controlli delle forze dell’ordine, puoi vigilare sulle strade e sulle piazze ma più di tanto non potrai mai fare molto passa dal senso di responsabilità di ogni cittadino.

Tutti quelli responsabili, quindi, rischiano anch’essi di buttare al macero i sacrifici di un anno.

Ciciliano è esperto in medicina delle catastrofi, è nel Comitato scientifico dall’inizio della pandemia, ha lavorato a Fukushima, ad Haiti con il colera, non era d’accordo sulla pressione per le riaperture ai primi di maggio, la definì un’esigenza politica, non era d’accordo ma la decisione spettava al Governo e così abbiamo ripreso a vivere con i contagi ancora alti così come i decessi.

L’anno scorso abbiamo cominciato a riaprire il 3 maggio con la selvicoltura e l’edilizia dopo un periodo di chiusura totale per poi a fine mese riaprire le attività economiche. Lo abbiamo fatto con numeri e dati epidemiologici completamente abbattuti, spiegò ad aprile. La scelta politica nella seconda ondata è stata invece quella di sostenere le difficoltà del Paese con la conseguenza di misure di contenimento più larghe e con un virus di fatto molto più potente nella capacità di diffondersi. L’unico modo per fermare la circolazione è evitare il più possibile il contatto tra le persone.

E non mi pare ci sia tutto questo senso di responsabilità.

E poi c’è uno dei fronti di cui si parla poco e che ad oggi rimane uno dei più pericolosi, aggiungeva ancora. La fuga dalle vaccinazioni per inutilità quando i più fragili e gli anziani saranno protetti, quando i numeri dei decessi saranno più bassi, quando a vaccinarsi saranno chiamati i più giovani. A quel punto considereranno quasi inutile sottoporsi al vaccino anti covid. La percezione del rischio potrebbe ulteriormente abbassarsi in un momento da non sottovalutare anche e soprattutto a causa della continua nascita di varianti. Se le future si rivelassero resistenti ai vaccini che abbiamo dovremmo ricominciare da capo.

L’emergenza c’è ma non viene più percepita. Ciciliano non dimentica, si dormiva tre ore a notte nella ricerca disperata di bombole di ossigeno, tute, visiere, mascherine. La validazione di quei dispositivi era unicamente a capo del Comitato con dettami molto tecnici che non sempre rientravano nelle nostre competenze, il momento che farò fatica a dimenticare è quando seduto tra quattro mura cercavo insieme ad altri pochi colleghi soluzioni che potessero impattare in maniera forte ed efficace sul Paese, ma nulla. I numeri continuavano a salire. Il senso di impotenza assoluta davanti al picco degli oltre 900 morti. Il Comitato tecnico scientifico non dimentica, i sanitari sono sempre all’erta, noi, invece, abbiamo già tutto alle spalle.