Secondo il sondaggio realizzato da Ipsos per Confesercenti, sette italiani su dieci (il 70%) approfitteranno dei prezzi vantaggiosi per rinnovare il guardaroba. Sfuggire al richiamo dell’affare sarà dunque difficile per la maggior parte delle persone, rileva un approfondimento di Legambiente. Un ‘occasione in cui vale la pena rimettere a fuoco l’impatto dell’industria del tessile: per l’ambiente non ci sono sconti. La filiera tessile consuma risorse lungo tutto il ciclo di vita: materie prime, acqua ed energia, sostanze chimiche nei processi di tintura e finissaggio, trasporti internazionali.
Solo nell’Unione Europea, il settore tessile si posiziona al terzo posto per consumo di acqua e suolo, e al quinto per l’utilizzo di materie prime ed emissioni di gas serra (European Environment Agency). Nel 2020, il consumo medio di prodotti tessili per ogni cittadino europeo ha richiesto l’incredibile cifra di 9 m³ di acqua, 400 m² di terreno e 391 kg di materie prime (dati Parlamento Europeo, 2021).
Ancora più allarmante è il dato sui rifiuti: ogni anno nell’UE vengono scartati 5 milioni di tonnellate di tessuti e abbigliamento – circa 12 kg a persona – e solo l’1% di questi viene riciclato in nuovi prodotti. Si tratta di montagne di rifiuti che finiscono in discarica alimentando filiere illegali di smaltimento, inquinamento, danni sociali.
Negli ultimi anni la fast fashion (o ‘moda veloce’), che consente una disponibilità costante di nuovi stili a prezzi molto bassi, ha portato ad aumento esponenziale della quantità di indumenti prodotti (spesso di scarsa qualità) utilizzati e poi scartati, rimarca l’associazione.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la natura stessa dei prodotti: molte fibre sono miste (cotone-poliestere, viscosa-elastan), spesso ci sono accessori, trattamenti, stampe e componenti che rendono più difficile la selezione e limitano le possibilità di recupero. E non solo. E’ utile sapere che, a livello globale, il lavaggio di capi sintetici rilascia ogni anno 0,5 milioni di tonnellate di microfibre nei mari. In sintesi, il tessile è un tema ambientale a 360 gradi in cui produzione, consumo, uso e fine vita sono strettamente collegati.
Dall’EPR, Extended Producer Responsibility, al nuovo quadro sull’Ecodesign passando per il passaporto digitale dei prodotti e il divieto di distruzione degli invenduti, occorre mettere a terra quanto prima la Strategia adottata dall’Unione europea per i prodotti tessili sostenibili e circolari che prevede entro il 2030 che i prodotti tessili immessi sul mercato dell’UE siano riciclabili e di lunga durata, realizzati il più possibile con fibre riciclate, privi di sostanze pericolose e prodotti nel rispetto dei diritti sociali e dell’ambiente. Una transizione che richiede, perché il cerchio si chiuda, consumatrici e consumatori informati, consapevoli e partecipi del cambiamento.
Prolunga la vita dei tuoi capi: uno dei modi più efficaci per ridurre rifiuti e impatti. Sembra banale, ma riparare un orlo, sostituire una zip, ricucire uno strappo, oppure semplicemente trattare meglio i tessuti, può evitare un acquisto e spostare in avanti il momento in cui quel prodotto diventa scarto.
Anche il modo in cui laviamo conta: lavaggi inutili, temperature alte e asciugatura aggressiva aumentano consumi e usura; al contrario, cicli più delicati e ragionati aiutano a far durare di più i capi e, nel caso dei sintetici, riducono anche lo stress meccanico che favorisce il rilascio di microfibre.
Compra meno e compra meglio: comprare consapevolmente non significa inseguire la perfezione, ma porsi alcune domande semplici prima di mettere un capo nel carrello: lo userò davvero? con cosa lo abbinerò? è un acquisto che sostituisce qualcosa che già ho o si aggiunge senza un reale bisogno? Scegliere qualità, vestibilità e durabilità spesso costa un po’ di più al momento, ma riduce lo spreco nel tempo.
Non gettare i rifiuti tessili nell’indifferenziato: il conferimento è decisivo per far funzionare la filiera. È importante: anche i capi logorati, consumati o strappati possono e devono essere conferiti nella raccolta tessile per essere avviati a selezione e recupero. La regola pratica è semplice: tessili puliti e asciutti, inseriti in un sacco ben chiuso, migliorano la qualità del materiale raccolto. L’indifferenziato resta l’ultima opzione, da riservare solo per casi particolari, quando il tessile è contaminato (ad esempio impregnato di vernici, oli, sostanze chimiche) o in condizioni che lo rendono non gestibile in sicurezza.
Modificare, riparare, scambiare, vendere o donare sono alternative valide e possibili allo smaltimento, conclude Legambiente.






