04 Gen

Vaccini anti covid, zone rosse da evitare

La prima fase della vaccinazione italiana dovrebbe finire entro marzo, almeno così indicano i piani, con il 5% della popolazione vaccinata. Dentro questo 5% ci sono operatori sanitari e socio-sanitari, ospiti lungodegenze e over 80. La fase due, aprile/giugno, comprenderebbe gli over 60, persone fragili e immunodepresse, a rischio malattia grave, insegnanti e personale scolastico, per una percentuale, totale, del 15% di popolazione vaccinata. Dopodiché la terza fase, luglio/settembre, persone con problemi a rischio moderato; insegnanti e personale scolastico restante; lavoratori di servizi essenziali e settori a rischio; carceri e comunità, per arrivare al 50% di vaccinati. Quindi l’ultima fase, la fase 4, ottobre/dicembre, che dovrebbe vaccinare il resto della popolazione al 90%. Ma l’epidemia avanza e noi andiamo troppo a rilento.

Il professor Massimo Galli, direttore del reparto Malattie infettive del Sacco di Milano, spiega in un’intervista a Il Messaggero che il personale sanitario non è sufficiente ed è provato dai mesi passati per questo è difficile, stando così le cose, pensare ad un’accelerata. La situazione che stiamo vivendo mi preoccupa, dice, gennaio sarà un mese critico per i contagi post festività, la riapertura di scuole e uffici e la campagna vaccinale troppo lenta, ma al momento è difficile anche reperire nuovo personale sanitario, per nulla attratto da contratti a breve. Secondo Galli si potrebbero arruolare medici andati in pensione negli ultimi quattro anni, lo scenario non è per nulla rassicurante, non mi stupisce che in questi giorni la percentuale di positivi sui tamponi fatti, che sono meno del solito viste le feste, sia più alta. Questo per dire che i casi sono ancora tanti e rischiamo a breve una risalita. Seguiamo infatti il resto del mondo, dunque se in particolar modo in Gran Bretagna si assiste al drammatico dato degli oltre 50mila contagi al giorno, l’Italia deve prepararsi, fare la campagna vaccinale con la ripresa della malattia sarebbe una grande iattura. E tra qualche giorno riapre anche la scuola. Negare che la scuola rappresenti un contesto o una causa diretta o indiretta della diffusione dell’infezione significa negare l’evidenza dei dati di studi internazionali. E’ impossibile pensare che anche la sola movimentazione di tanti ragazzi non abbia un ruolo nella diffusione del virus. E’ importantissimo riaprire ma bisogna farlo gestendo in sicurezza i problemi connessi. Tra l’altro avremo contezza dell’entità dei casi di contagio prima di Natale proprio nella seconda settimana di gennaio cioè dopo il 7.  
Quindi che succederà?
Secondo il professor Galli è stato riaperto tutto troppo in fretta al di là dei criteri fissati, Regioni rimaste a lungo gialle non mi sembra siano messe così bene per numero di contagi. La coperta si è rivelata corta ed è stata tirata troppo di qua e di là.
Intanto il Governo cerca di arginare il dato che sale con un provvedimento ponte che allunghi dal 7 gennaio, cioè la fine delle restrizioni natalizie, al 15 gennaio, la scadenza del decreto con le fasce a tre colori, così da abbassare con un nuovo decreto i valori dell’Rt per passare da giallo all’arancione e dall’arancione al rosso.

Scenderebbe a 1, l’Rt che fa scattare la zona arancione e a 1.25 quello per la zona rossa, fino ad oggi i valori sono rispettivamente di 1.25 e 1.50.

Bisognerà anticipare/evitare soglie critiche anche perché in Europa il contagio avanza e sarebbe a rischio la già lenta campagna vaccinale. Mentre si pensa ad introdurre anche una zona bianca nelle Regioni dove l’epidemia dovesse essere sotto controllo con la possibilità di riaprire anche cinema, teatri e palestre.