01 Set

Green pass sul trasporto pubblico locale

Sull’obbligo del Green pass, a decorrere dal 1° settembre, si dovrà distinguere tra trasporti di medio-lunga percorrenza e trasporto pubblico a breve percorrenza, ad eccezione degli aerei per i quali non si prevede alcuna differenziazione, così come stabilito dal decreto del 5 agosto.

Sarà quindi consentito, esclusivamente ai soggetti muniti di Green pass, l’accesso e l’utilizzo dei seguenti mezzi di trasporto: aeromobili adibiti a servizi commerciali di trasporto di persone; navi e traghetti adibiti a servizi di trasporto interregionale, ad esclusione di quelli impiegati per i collegamenti marittimi nello Stretto di Messina; treni impiegati nei servizi di trasporto ferroviario passeggeri di tipo inter city, inter city notte e alta velocità; autobus adibiti a servizi di trasporto di persone, ad offerta indifferenziata, effettuati su strada in modo continuativo o periodico su un percorso che collega più di due Regioni ed aventi itinerari, orari, frequenze e prezzi prestabiliti; autobus adibiti a servizi di noleggio con conducente, ad esclusione di quelli impiegati nei servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale e regionale.

L’utilizzo degli altri mezzi di trasporto può avvenire anche senza Green pass, fatta salva l’osservanza delle misure anti contagio.

L’obbligo di Green pass non si applica ai soggetti esclusi per età dalla campagna vaccinale e alle persone che, per motivi di salute e in base alle indicazioni del Cts, non possono vaccinarsi.

Resta peraltro da capire come sarà gestita la capienza, considerato che potrà essere incrementata dal 50% all’80% dei posti disponibili anche nei bus locali, metro e tram.

Nel biennio 2020-2021 sono stati stanziati 2mld 740 mln di euro per coprire i mancati ricavi dovuti all’emergenza sanitaria e per erogare servizi aggiuntivi da parte degli enti territoriali, responsabili del Tpl, ha riferito il ministro Enrico Giovannini nella recente audizione in commissione Istruzione del Senato, in vista dell’avvio del prossimo anno scolastico.

Sono operativi i tavoli prefettizi, da dicembre 2020, ha ricordato, per definire/differenziare gli orari di inizio e fine delle lezioni e delle attività commerciali, in funzione dell’evoluzione a livello locale del quadro sanitario e della disponibilità del sistema dei trasporti.

Più di recente, è stato attuato il Decreto 34/2020 con il Decreto Mite-Mims, Ministeri transizione ecologica/mobilità sostenibile, che impone l’istituzione della figura del mobility manager alle amministrazioni pubbliche e alle imprese con più di 100 addetti operanti nei Comuni con più di 50mila abitanti. Il decreto chiarisce il ruolo del mobility manager aziendale e rafforza la figura di quello d’area, tipicamente comunale, cui viene attribuito il compito di acquisire ed elaborare i dati trasmessi dai mobility manager aziendali e scolastici, la cui istituzione è prevista dalla Legge 221/2015. In attuazione del decreto MITe-MIMs, sono state predisposte e approvate ai primi di agosto le linee guida che i mobility manager aziendali e d’area dovranno seguire per rendere efficace la loro azione. Da una prima valutazione, dovrebbero essere oltre 6mila le unità locali di imprese soggette all’obbligo di istituzione del mobility manager e all’applicazione delle linee guida, ha sottolineato Giovannini. 

Dal punto di vista finanziario, Giovannini ha anche precisato che il Decreto 73/2021 ha assegnato 50mln di euro per favorire la rimodulazione della domanda di Tpl. I fondi sono destinati alle imprese e alle pubbliche amministrazioni che adotteranno entro il 31 agosto 2021 Piani di spostamento casa-lavoro (PCSL). L’erogazione dei fondi avviene attraverso il Comune e una quota del 3% del fondo complessivo è destinato all’Anci, per misure di supporto tecnico specialistico ai Comuni destinatari delle risorse e ai beneficiari del Fondo, nonché per azioni di sistema. L’80% dei fondi andrà ai Comuni con più di 100mila abitanti, il restante 20% a quelli con una popolazione compresa tra 50mila e 100mila abitanti. Il 20% dei fondi, a titolo di anticipazione, è in fase di ripartizione.

Per comprendere meglio le tendenze prevedibili della domanda di Tpl alla ripresa di settembre, il Ministero ha chiesto all’Istat un’apposita indagine sulle famiglie italiane in relazione alla pandemia.

Complessivamente, i risultati preliminari dell’indagine delineano, rispetto alla situazione ante-pandemia, uno scenario di significativa riduzione della mobilità e dell’utilizzo di mezzi pubblici da parte sia di occupati/studenti sia delle persone in altra condizione, in presenza di una maggiore intensità di utilizzo dell’auto privata, ha riferito il ministro.

In riferimento all’analisi della frequenza settimanale degli spostamenti, si registra una diminuzione di circa 10 punti percentuali degli occupati che si recheranno sul posto di lavoro almeno 5 giorni alla settimana, mentre la frequenza di chi si recherà a lavoro per meno di 5 giorni alla settimana passa dall’8,9% al 16,6%. Inoltre, la percentuale di occupati che prevede assenza di spostamenti per motivi di lavoro, ovvero una frequenza inferiore su scala mensile, passa dal 5,5% al 9,1%. Circa la metà di chi prefigura una minore frequenza di lavoro in presenza attribuisce la causa della riduzione agli effetti indotti dalla pandemia Covid-19.

Per quanto riguarda la scelta di mezzi di trasporto per recarsi sul posto di lavoro, per il totale degli intervistati, occupati e studenti maggiorenni, si registra un calo nell’utilizzo atteso dei mezzi pubblici pari a circa il 20% (-6,5 punti percentuali in termini di variazione di quote). Con riferimento ai soli occupati il calo è pari a circa il 29%.

Governo e Mims stanno preparando il Piano Trasporti in previsione della riapertura, Piano che deve essere utilizzato dagli enti locali per programmare l’offerta. Combinando riduzione della domanda da parte degli utenti e maggior offerta di trasporto del 15-20% circa nelle ore di punta, le Regioni hanno tutti gli strumenti per fare la programmazione, che attendiamo al Ministero, ha concluso Giovannini.