23 Set

Radicamento, a vincere sono i territori

Chieti ed Avezzano si preparano al ballottaggio del 4 e 5 ottobre per l’elezione del sindaco.
31.81% Fabrizio Di Stefano/21.50% Diego Ferrara a Chieti.
32.74% Gianni Di Pangrazio/22.18% Tiziano Genovesi ad Avezzano.
Centro destra spaccato, centro sinistra non pervenuto e la certezza che a vincere è il radicamento sui territori.

Radicamento per le elezioni regionali che ha emarginato ancora una volta il Movimento5Stelle lasciando una profonda spaccatura all’interno, in odor di scissione. Manca il radicamento, manca l’organizzazione, manca il partito verrebbe da dire, lo rivendica anche Sara Marcozzi, candidata nel 2019 a presidente d’Abruzzo, non ce la fece per queste ragioni che oggi rimarca.

Di Maio cerca accordi con Zingaretti per le elezioni future anche a Roma e per eventuali alleanze da strutturare, evitando di ragionare sul fallimento nei territori, gli elettori del Movimento sono fuggiti verso la credibilità dei candidati del centro destra e del centro sinistra, un milione e 218mila elettori persi, pari al 65% rispetto alle Europee, che hanno scelto il centro destra in Liguria e nelle Marche ed il centro sinistra in Toscana e Campania.

La leadership è contesa tra Di Maio e Di Battista ed è in bilico per Matteo Salvini, tallonato da Luca Zaia, forte del plebiscito nel Veneto che rilancia l’autonomia del nord, e da Giorgia Meloni, il cui partito è in crescita e sarà solo la conta dei voti, per la leader, a decidere chi andrà a Palazzo Chigi. Un quadro bipolare dove il centro sinistra emerge sbiadito e stanco.

Il futuro sarà l’alleanza col M5Stelle? I leader vincenti delle sei Regioni avranno ambizioni romane? E come si ricomincerà sui territori dove oltre a mancare il 5Stelle praticamente ovunque, bisognerà indovinare, in quell’elettorato, una propensione minimamente ideologica?

Colpisce la totale assenza sul campo di una sinistra, con un Pd senz’anima, che al di là di Zingaretti che si muove comunque con lo sguardo circoscritto sul nazionale, nei territori non sa che pesci pigliare. Basti pensare ad Avezzano, dove Mario Babbo, candidato del centro sinistra, chiede chiarezza sul conteggio delle schede, il Pd ha dimezzato le preferenze e non andrà al ballottaggio, come pure a Chieti, dove proverà ad inserirsi, sarà difficile, nei giochi strategici del centro destra.

Un centro sinistra malandato, dove è impossibile parlare perfino di leadership se non si definirà una geografia e se le forze progressiste non ritroveranno un minimo di cuore, di coerenza e credibilità.

Resta salda la vittoria dei territori, dei piccoli Comuni e delle piccole realtà che funzionano, penso a Sabrina Ciancone a Fontecchio, ma non solo lei, che tra le tante belle iniziative è riuscita a portare l’importante meeting europeo sulla Convenzione di Faro proprio nel suo borgo.

E dove manca il legame, manca anche il voto dell’elettorato. Anzi, volendo estremizzare una sintesi sul nostro capoluogo, capoluogo di Regione, L’Aquila, che andrà al voto tra due anni, la sfida sarà difficilissima, in una geografia politica frastagliata, spesso senza radicamento alcuno se non in qualche frazione, o nel centro storico, più che altro per chi lo vive, o peggio in incarichi da rivendicare senza lavorare per la città e dove riferimenti e leadership, in particolar modo nel centro sinistra, sono tutti da focalizzare.