07 Gen 22

Il Paese va verso un lockdown di fatto

Le nuove misure definite il 5 gennaio dal Consiglio dei Ministri, sono il frutto di compromessi politici, piuttosto che di una coraggiosa strategia di contrasto alla pandemia. Rappresentano un’ulteriore stratificazione di pannicelli caldi insufficienti e tardivi, privilegiando l’esasperazione della burocrazia per mettere tutti d’accordo e scommettendo per l’ennesima volta sulla resilienza di ospedali e professionisti sanitari, già allo stremo, così Nino Cartabellotta della fondazione Gimbe. L’obbligo vaccinale limitato agli over 50 avrà un impatto non prevedibile mentre le misure per la sicurezza nelle scuole sono insufficienti per evitare il ricorso alla DAD e introducono regole complesse e difficili da applicare con i servizi di sanità pubblica già in sovraccarico. Ed ancora lo smartworking viene liquidato con la semplice raccomandazione di usare al meglio la flessibilità già consentita dalle regole vigenti.

Mario Draghi

Si continua a inseguire il virus senza rendere noto alla popolazione qual è il piano B: ovvero quali sono le mosse successive per arginare l’ondata di contagi che rischia di portare al default dei servizi sanitari ospedalieri, nonché al lockdown di fatto del Paese, insiste Cartabellotta.

In questa fase di circolazione simultanea di variante Delta e Omicron, con prevalenze molto diverse tra le varie Regioni, è impossibile prevedere i tempi per raggiungere il picco nazionale dei contagi.

Le misure anti-Covid attuate sinora dal Governo non hanno determinato alcun rallentamento nella crescita dei casi, sia per l’estrema contagiosità della variante Omicron, sia per gli aumentati contatti sociali durante il periodo delle festività. Contatti che nelle prossime settimane certo non si ridurranno, vista l’imminente riapertura delle scuole, la ripresa delle attività lavorative e la stagione dei saldi.

Con gli attuali tempi di raddoppiamento dei contagi, le decisioni politiche non possono più guardare l’andamento dei numeri, peraltro già ampiamente prevedibili, ma devono essere estremamente tempestive, molto più di quanto accaduto in passato.

Nella settimana fino al 4 gennaio si è registrata un’esplosione di nuovi casi che volano oltre quota 810 mila, con un incremento del 153% rispetto alla settimana precedente.

In tutte le Regioni si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi, dal 66,8% della Liguria al 423,9% dell’Abruzzo che oggi registra 1540 nuovi casi positivi al Covid, che portano il totale dall’inizio dell’emergenza a 130mila 440 casi.

Nino Cartabellotta

Tassi di positività, commenta il presidente, che documentano l’enorme aumento della circolazione virale sia per il dilagare della contagiosissima variante Omicron che per l’incremento dei contatti sociali nel periodo delle festività, il cui impatto su ricoveri e decessi sarà interamente visibile nelle prossime settimane.

Continua a scendere la percentuale dei pazienti ricoverati in area medica e in terapia intensiva sul totale degli attualmente positivi, ma aumentano, rileva Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della fondazione Gimbe, i posti letto occupati da pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente +28% in area medica e +21,6% in terapia intensiva.

A livello nazionale, al 4 gennaio, il tasso di occupazione da parte di pazienti Covid è del 20,3% in area medica e del 15,1% in area critica. Ad eccezione di Molise, Sardegna e Puglia, tutte le Regioni superano la soglia del 15% in area medica (Abruzzo 16.3%),con la Valle d’Aosta che raggiunge il 47,5%; e ad eccezione di Basilicata, Campania, Molise, Puglia e Sardegna, tutte superano la soglia del 10% in area critica, (Abruzzo 12.7%), con la provincia di Trento che si attesta al 24,4%.

Anche se l’impatto sui ricoveri in area medica e in terapia intensiva viene ammortizzato dalle coperture vaccinali, spiega Cartabellotta, di fatto l’enorme numero di casi, in crescita vertiginosa, sta portando ad una silenziosa e pericolosa congestione degli ospedali che, oltre a ridurre le capacità assistenziali verso pazienti non Covid-19 e a mettere a dura prova la resilienza di professionisti e operatori sanitari, rischia di mandare in tempi brevi diverse Regioni in zona arancione e nel medio periodo qualcuna in zona rossa.

Crescono anche i decessi: 1.102 negli ultimi 7 giorni, con una media di 157 al giorno, rispetto ai 146 della settimana precedente.

Al 5 gennaio l’81,9% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino e il 78,4% ha completato il ciclo vaccinale. In aumento nell’ultima settimana il numero di somministrazioni, crescono del 17,6% le terze dosi e del 44,2% i nuovi vaccinati, di questi il 57,6% appartiene alla fascia 5-11 anni attestando il mancato decollo delle vaccinazioni in età pediatrica.

Dei 9,13milioni di persone che al 4 gennaio non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino, 3,25 milioni appartengono alla fascia 5-11 anni e 2,3 milioni over50, ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione.

In base alla platea ufficiale circa 31 mln di persone, il tasso di copertura nazionale per le terze dosi è del 67,7% (Abruzzo 66.5%).

Roberto Speranza

Al fine di informare la popolazione e orientare le scelte di Governo e Regioni, fondazione Gimbe ha sintetizzato alcune ragionevoli certezze che emergono dall’attuale situazione epidemiologica e dalle evidenze scientifiche:

La progressiva espansione di una variante estremamente contagiosa, nonostante determini una malattia meno grave, nelle ultime settimane sta rapidamente sovraccaricando gli ospedali per tre ragioni. Innanzitutto per l’enorme numero di casi e la loro velocità di crescita; in secondo luogo perché la popolazione suscettibile è ancora troppo numerosa (non vaccinati, persone in attesa della terza dose); infine, perchè la variante Omicron presenta fenomeni di escape immunitario, ovvero può infettare sia i guariti sia i vaccinati che hanno già ricevuto il richiamo.

La narrativa sulla ‘raffreddorizzazione’ della variante Omicron, peraltro da confermare con ulteriori studi sul campo, abbassa il livello di guardia della popolazione e sottovaluta che i servizi sanitari territoriali sono già in tilt e la saturazione degli ospedali è dietro l’angolo.