14 Nov

Per laboratorio ospedale, 70 giorni

All’Aquila il virus ormai è ovunque, negli uffici, nelle scuole, nelle case. Si prega di non ammalarsi per paura di non aver garantita una cura in ospedale e si piange la scomparsa di conoscenti, amici, parenti, troppi. Tutto il possibile che il direttore generale della Asl dichiara di aver fatto non è evidentemente abbastanza, rileva in una nota il capogruppo Pd Stefano Palumbo.

Stefano Palumbo

Era il 28 ottobre quando proposi di coinvolgere l’Università dell’Aquila nel sistema di processamento dei tamponi, sulla scorta di quanto già fatto in primavera con l’Università di Chieti sull’area teatina. Proposta ribadita il 4 novembre durante il Consiglio comunale straordinario e formalizzata all’interno dell’ordine del giorno votato all’unanimità. Nulla però è stato ancora fatto, in particolare dalla Regione, ente deputato a concedere con l’accreditamento dell’Ateneo, nonostante l’Università dell’Aquila si sia detta, più volte e pubblicamente, pronta a fare la sua parte.

Nel frattempo, nelle sole due settimane intercorse dalla mia proposta ad oggi, sono circa 1.000 i nuovi casi di positivi registrati nel Comune dell’Aquila. Numeri che se rapportati alla popolazione danno la dimensione del dramma che stiamo vivendo, rispetto al quale da cittadino e amministratore di questa città non chiedo ma pretendo siano adottate misure concrete. 

Nel comunicare l’affidamento dei lavori per l’adeguamento dei locali e degli impianti del laboratorio analisi del San Salvatore il direttore Testa si è infatti ben guardato dal precisare che sono previsti, da contratto, 70 giorni per la realizzazione dell’intervento. Disporremo dunque solo a fine gennaio di uno strumento che sarebbe stato fondamentale per fronteggiare la seconda ondata dei contagi, pronto, speriamo a questo punto, prima della terza ondata, con il laboratorio del nostro ospedale fino a quel momento in grado di analizzare appena un terzo dei circa 1.000 tamponi quotidianamente prelevati e la necessità, dunque, di continuare a ricorrere alle strutture di Teramo e Pescara, con tempi di risposta attestati ad una settimana. Una situazione inaccettabile.

È evidente ormai a tutti che in questa condizione è impossibile arginare la diffusione del contagio, eppure non si sta facendo nulla per provare a ribaltare un processo dagli esiti altrimenti tragici. Serve un cambio di rotta, subito, aggiunge Palumbo,  e serve soprattutto una strategia per arrivare ad un’autosufficienza territoriale in grado di garantire l’esito di tutti i tamponi necessari nell’arco di 24 ore. Solo così e attraverso un tracciamento immediato si vince la battaglia. L’Università è pronta a dare una mano. Chi non se ne interessa o peggio lo impedisce? E soprattutto perché? Domande che esigono risposte chiare e soluzioni immediate, conclude il capogruppo.