08 Ott

Parlamento, la riforma taglia scranni

La riforma che taglia di un terzo i parlamentari avrà ripercussioni che potrebbero essere oggetto di critiche da parte delle Regioni medio piccole come Trentino Alto Adige, Friuli, Liguria, Marche, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Sardegna che, specie al Senato, non eleggeranno parlamentari di tutte le opposizioni, visto il nostro sistema tripolare, scrive IlSole24ore.

La variazione percentuale del taglio degli eletti è simile ma non uguale per tutte le regioni e naturalmente non ha toccato la piccolissima Val D’Aosta che avendo già oggi un solo parlamentare non potrebbe scendere a zero. L’altra regione piccola, il Molise, perderà invece un deputato sui tre che eleggeva prima, ma manterrà intatto il numero di senatori (due).

Alla Camera, che passa da 630 a 400 deputati e al Senato, da 315 a 200 parlamentari, tutte le circoscrizioni vedranno una riduzione drastica, con una media del 36,5%.

Sopra la media alla Camera le circoscrizioni Sicilia 1 (da 25 a 15 deputati) e Lazio 2 (da 20 a 12).

Da segnalare al Senato il caso dell’Umbria e della Basilicata. Sono le due regioni che subiscono in percentuale l’emorragia maggiore. Qui i senatori sono più che dimezzati (-57%).

In entrambe le regioni infatti si passa da 7 a soli 3 eletti, in Abruzzo si passerà da 14 deputati e 7 senatori a 9 deputati e 4 senatori. 

Ieri i capigruppo della maggioranza hanno reso pubblico il documento sulle riforme di garanzia per compensare il taglio del numero dei parlamentari.

Taglio che impatta in primis sul sistema di voto: i collegi dell’attuale Rosatellum diventeranno enormi, soprattutto al Senato, da 800mila a un milione di abitanti in alcuni casi, con l’effetto che nelle Regioni più piccole sarebbero eletti solo senatori del primo partito.

Entro l’anno andrà dunque trovato un accordo sulla riforma elettorale.

Entro ottobre andranno presentate 3 mini riforme costituzionali: voto ai diciottenni anche in Senato, elezione del Senato su base pluriregionale e non solo regionale, diminuzione dei delegati regionali per l’elezione del Presidente della Repubblica in proporzione al ridotto numero dei parlamentari, rileva ancora il quotidiano nazionale. Occorrerà inoltre intervenire sui regolamenti parlamentari per permettere alle minoranze di poter costituire gruppi e partecipare al lavoro delle commissioni.

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