30 Ago

Oms, così rischieremo 236mila morti

Alcuni Paesi europei, secondo quanto riporta l’Organizzazione mondiale della sanità, Oms, cominciano ad avere un carico crescente di pazienti negli ospedali a causa del Covid, e stanno iniziando a registrare sempre più morti. In Italia ci sono meno ospedalizzazioni rispetto alle altre ondate, con picchi dove il vaccino non ha ancora preso piede.

La scorsa settimana l’Oms ha registrato un aumento dell’11% nel numero dei decessi e, secondo una proiezione affidabile, potrebbero esserci 236mila morti, in Europa, entro i primi di dicembre. A dirlo Hans Kluge, direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa, nel corso del confronto sulla situazione Covid nella zona. Tre fattori pesano su questo aumento, ha detto, la variante Delta più trasmissibile, segnalata in 50 Paesi su 53; l’allentamento delle misure di sanità pubblica e un’impennata dei viaggi.

Secondo Kluge, dobbiamo mantenere i livelli multipli di protezione, partendo dalle vaccinazioni per arrivare alle mascherine. La vaccinazione è un diritto, ma è anche una responsabilità. E la stagnazione nella diffusione dei vaccini è preoccupante,  ha sottolineato. In circa 8 mesi sono state somministrate quasi 850mln di dosi, con circa la metà della popolazione completamente vaccinata. Tuttavia, nelle ultime sei settimane, la diffusione della vaccinazione è rallentata, influenzata dal mancato accesso ai vaccini in alcuni Paesi e dalla mancanza di accettazione dei vaccini in altri. Ora che le misure sanitarie e sociali sono state allentate in molti Paesi, la vaccinazione è fondamentale se vogliamo evitare una maggior trasmissione, malattie più gravi, un aumento dei decessi e un rischio più elevato di nuove varianti, ha continuato Kluge. Ad oggi solo il 6% delle persone nei Paesi a basso e medio reddito ha completato il ciclo vaccinale. Anche se quasi 3 operatori sanitari su 4 hanno completato la vaccinazione, ci sono Paesi che sono riusciti a vaccinare solo 1 sanitario su 10. C’è una chiara necessità di aumentare la produzione, condividere le dosi e migliorare l’accesso ai vaccini degli Stati membri. Tutti dovrebbero avere il diritto di un ciclo vaccinale completo.

Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, da noi le ospedalizzazioni, rispetto allo stesso numero di casi delle ondate precedenti, sono circa la metà, mentre le differenze a livello regionale dipendono dalla percentuale di over 50 non vaccinati. Nelle ultime tre settimane abbiamo assistito ad una stabilizzazione dei contagi e la percentuale di ospedalizzazioni è inferiore rispetto alle ondate precedenti, questo vuol dire che il vaccino funziona. La Sicilia ha la quota più alta di over 50 non vaccinati, mentre la Puglia la più bassa e la differenza si vede.

Quello che preoccupa di più è l’emergere di nuove varianti e anche il potenziale calo della copertura vaccinale. La protezione, spiega ancora, rimane molto alta per ricoveri e decessi, mentre sul contagio stiamo iniziando a vedere un lieve calo nella protezione. Altra preoccupazione è quella legata ai 3mln e mezzo di over 50 non ancora vaccinati: questo potrebbe voler dire un numero più alto di ospedalizzazioni e nuove chiusure, anche se non dovremmo rivivere le chiusure passate. Per questo, conclude, è giusto ragionare sull’obbligo vaccinale.