19 Nov

Italia bianca ma ospedali già carichi

In 7 giorni oltre 54 mila nuovi casi (+32,3%), aumentano i ricoveri (+15,5%) e le terapie intensive (+14,3), mentre la media mobile a 7 giorni, in un mese è triplicata passando dai 2mila 456 contagi del 15 ottobre ai 7mila 767 del 16 novembre.

In tutte le Regioni tranne Calabria e Umbria si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi, con variazioni che vanno dal 0,7% della Regione Puglia al 180% della Valle D’Aosta, l’Abruzzo è a un incremento del 29%. In 84 Province si registra un’incidenza pari o superiore a 50 casi/100mila abitanti: in Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Umbria e Veneto tutte le Province raggiungono o superano tale soglia. In 7 Province si contano oltre 150 casi per 100mila abitanti: Trieste (638), Bolzano (402), Gorizia (369), La Spezia (248), Forlì-Cesena (219), Padova (179) e Vicenza (152).

L’Aquila (105), prima in Abruzzo è Teramo (131); ultime Chieti (48) e Pescara (52).

 Di fronte a questi numeri, per il presidente della fondazione Gimbe Cartabellotta, è inaccettabile che alcuni amministratori non abbiano introdotto restrizioni locali, seppur impopolari, accettando il rischio che la diffusione del contagio trascini l’intera Regione in zona gialla.

Siamo lontani dalle soglie di saturazione dei posti letto (15% per l’area medica e 10% per le terapie intensive); la media italiana è del 7% dei p/l in area medica occupato dai malati Covid e 5% per le terapie intensive. L’Abruzzo è al 6% di letti occupati in area medica e al 7% nelle terapie intensive.

Sul fronte ospedaliero, rileva Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari della fondazione, si registra un ulteriore incremento dei posti letto occupati da pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente +15,5% in area medica e +14,3% in terapia intensiva.

Nessuna Regione supera la soglia del 15% per l’area medica, mentre Friuli-Venezia Giulia (14%) e Marche (10,1%) superano quella del 10% per l’area critica. Solo il Friuli-Venezia Giulia e la provincia autonoma di Bolzano sono molto vicini alla zona gialla, bisogna considerare, sottolinea Cartabellotta, che l’attuale sistema per l’assegnazione dei colori alle Regioni è stato elaborato quando non esistevano dati sul declino della copertura vaccinale, né sulla necessità della terza dose. Con queste regole, durante i mesi invernali di aumentata circolazione virale, nelle Regioni con coperture vaccinali più basse e/o in ritardo sulla somministrazione della terza dose c’è il rischio di sovraccaricare gli ospedali senza cambiare colore; anche perché le Regioni hanno la possibilità di aumentare i posti letto disponibili, sottraendoli ad altri malati, o dimettere pazienti Covid in strutture private.

Al 17 novembre il 79,1% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino e il 76,8% ha completato il ciclo vaccinale, l’Abruzzo è al 77.1 dei vaccinati, il 2% ha fatto solo la prima dose. Degli oltre 7,15 milioni di persone non ancora vaccinate preoccupano sia i quasi 2,66 milioni di over 50 ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione, sia gli oltre 1,23 milioni nella fascia 12-19 che influiscono negativamente sulla sicurezza delle scuole, rileva ancora Gimbe.

Su una platea di 895mila 460 persone per la dose aggiuntiva e di 5mln 131mila 130 persone per la dose booster/richiamo, il tasso nazionale di copertura vaccinale per le dosi aggiuntive è del 59,6% con nette differenze regionali: dal 3,5% della Valle D’Aosta al 100% di Campania, Liguria, Molise, Piemonte, Provincia Autonoma di Bolzano, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria, l’Abruzzo è al 76.5% di copertura sulle dosi aggiuntive.
La copertura nazionale con dose booster/richiamo  è del 53,3%, anche qui con notevoli differenze tra Regioni: dal 31,8% della Calabria al 91,9% del Molise, l’Abruzzo è al 48.2% di copertura. Secondo Gimbe sono comunque percentuali sovrastimate visto il mancato aggiornamento della platea ufficiale ferma al 2 novembre.

Nino Cartabellotta

Oltre all’adesione della popolazione alla somministrazione delle terze dosi e alle sfide organizzative e comunicative che le Regioni sono chiamate ad affrontare, preoccupano le scorte di vaccini a mRNA, pari oggi  a meno del 50% delle dosi da somministrare entro fine anno, insieme al fatto che rimane sconosciuto il piano delle prossime forniture, ormai al palo da 5 settimane. Nello scenario attuale, conclude il presidente Cartabellotta, caratterizzato dal progressivo aumento della circolazione virale e dalla riduzione dell’efficacia vaccinale che impone la dose di richiamo, sono due le decisioni politiche che possono minimizzare il rischio di misure restrittive. La prima è ridurre a 6 mesi la validità del green pass rilasciato a seguito di vaccinazione, in linea con le evidenze scientifiche sulla durata della protezione vaccinale e con le indicazioni per la dose di richiamo. La seconda è introdurre l’obbligo vaccinale sia per il ciclo primario, sia per la dose booster, almeno per tutte le categorie di lavoratori a contatto con il pubblico. Invece, non convince affatto il “super green pass” sul modello austriaco, di fatto un “surrogato” dell’obbligo vaccinale: escludere il tampone dalle modalità per il rilascio della certificazione verde – pur identificando le attività essenziali per le quali tale opzione rimarrebbe valida – rischia solo di aumentare le tensioni sociali senza alcuna garanzia di aumentare coperture vaccinali e adesione alla terza dose.