30 Nov 21

Irpef, i redditi più bassi hanno già preso

La riforma dell’Irpef alla quale sono destinati 7 degli 8 miliardi a disposizione della manovra, prevede la diminuzione delle aliquote da 5 a 4, ma soprattutto un taglio di 5 punti per quelle centrali che riguardano i ceti medi. I vantaggi maggiori sono concentrati nella fascia tra chi dichiara tra i 40mila e i 50mila euro, i sindacati chiedono di usare tutti gli 8 miliardi a disposizione per lavoratori e pensionati, ma soprattutto per aiutare i lavoratori più fragili, i precari, le partite iva fantoccio che dichiarano redditi inferiori ai 15mila euro l’anno, chiedono anche meno contributi per gli incapienti, cioè chi guadagna meno di 8mila euro l’anno.

Una sintesi chiarissima, con Giorgio Zanchini a Radio Anch’io, ospite, tra gli altri, il segretario generale Uil Pierpaolo Bombardieri.

Il progetto che ci è stato presentato dal ministro Franco continua a non dare risposte a chi in questo periodo è rimasto indietro, per il vertice del sindacato, coloro che con la pandemia hanno pagato il prezzo più alto, che vedono il salario reale e il potere d’acquisto dei loro salari diminuire e sui quali noi avevamo chiesto di concentrare gli interventi, invece c’è una manovra che sugli 8 mld disponibili, 1, viene utilizzato per abbattere l’Irap, tassa che di solito pagano le aziende e i lavoratori privati, ricordo che nel corso della pandemia alle aziende sono andati 170 miliardi di euro senza nessuna condizionalità, dunque questi soldi sono andati a chi ha delocalizzato a chi non ha investito, noi abbiamo detto questi miliardi diamoli ai lavoratori e ai pensionati, invece nell’ambito di una riforma complessiva, il Governo ha scelto di rimodulare l’Irpef a vantaggio delle fasce mediane. Abbiamo il 40% dei pensionati che guadagna da zero a 15mila euro, a questi pensionati non andrà nulla, ci sono poi gli incapienti e le fasce di povertà; mentre nella riformulazione proposta dal Governo, 200 euro andranno ai redditi fra i 60mila e i 200mila euro.

Quindi chi guadagna sotto i 15mila euro prenderà zero, sopra i 60mila euro, 200 euro in detrazione.

Stessa proiezione sui lavoratori: tra 0 e 15mila, zero, il 30% dei lavoratori; tra 15mila e i 26mila, altro 30%, sempre zero, ma è qui che sono i precari, i part time, i rider e tutti quelli che hanno perso il potere d’acquisto e hanno pagato la pandemia, avevamo detto concentriamo le risorse su queste fasce che sono in difficoltà, invece non si dà nulla ai poveri e si dà molto ai ricchi. Io non credo che chi guadagna fino a 200mila euro, se prenderà 200 euro in più, aumenterà i consumi, iniziamo le mobilitazioni in tutte le Regioni, ma perché non ne parla nessuno?, in attesa di risposte dal Governo.

Risposte attese anche sulle pensioni e su quelle attese dopo una vita di precariato con il caro bolletta che di certo non peserà su chi guadagna sui 200mila euro annui.

Giuseppe Provenzano

Non è questa la riforma che volevamo, ha dichiarato il vice presidente Pd, Giuseppe Provenzano. Dal canto suo, per Carlo Cottarelli (nella foto), i redditi più bassi avevano già beneficiato del bonus di 100 euro in passato, sotto i 27mila euro, ora è il turno dei redditi medi. 10mln di italiani già non pagano l’Irpef, ci sono d’altra parte i sussidi del Reddito di cittadinanza mentre bisognerebbe fare di più sulla spesa pubblica.

Nel mezzo di questa freddezza del burocrate col pelo sullo stomaco, quello che non sa nemmeno quanto costa un chilo di pane, resta stritolata la gente normale, quella che a mala pena arriva a fine mese ma anche su questo, in attesa della riforma, la piccolissima borghesia che si dice progressista ed ambisce ad amministrare/governare non ha nulla da dire perché evidentemente, il problema, proprio non lo percepisce.