08 Lug

Comunità residenziali, vaccini e sanità

Un nuovo rapporto dell’Istituto superiore di sanità, mostra come nella vasta eterogeneità delle strutture residenziali, alcuni punti in comune possono favorire il completamento della campagna vaccinale e stimolare l’evoluzione di prossimità del servizio sanitario pubblico. Obiettivo peraltro compreso nel Pnrr, che tuttavia ancora non impostiamo.

Ci sono le residenze assistite per anziani, ma anche le comunità residenziali cioè quelle che offrono servizi socio-assistenziali a diverse tipologie di individui come i soggetti con dipendenze patologiche, con severe problematiche di salute mentale o disabilità. Oppure strutture di permanenza per migranti o detenuti, si legge nel rapporto.

Dall’esperienza in queste strutture si dovrebbero sviluppare o potenziare modelli di decentralizzazione dei servizi preventivi come parte integrante di un servizio sanitario che mette al centro il cittadino e il paziente, attraverso la realizzazione di servizi di sanità pubblica di prossimità. L’emergenza Covid-19 e la necessità di mettere in atto una campagna vaccinale di massa costituisce un’occasione opportuna per l’implementazione e la valutazione di nuovi modelli di intervento nel territorio, scrivono gli esperti.

L’inclusione delle strutture residenziali nella campagna vaccinale nazionale presenta anche l’opportunità di intercettare quei segmenti di popolazione che più difficilmente accedono al servizio sanitario per effetto di barriere di tipo finanziario, linguistico, culturale, logistico, ecc., contribuendo in tal modo ad obiettivi quali l’equità di accesso a servizi di prevenzione e la lotta alle disuguaglianze in salute, come previsto dai Sustainable Development Goal, SDG3.

Individui caratterizzati da fragilità o vulnerabilità socio-sanitaria sono particolarmente rappresentati all’interno della popolazione presente nelle strutture residenziali. Servizi di salute pubblica, quali la vaccinazione, che possano intercettare questi gruppi di popolazione debbono essere culturalmente adeguati, adattati alle caratteristiche specifiche della popolazione oggetto dell’intervento, inclusi gli aspetti legati alla comunicazione e all’informazione.

Nel contesto delle strutture residenziali, l’ottenimento del consenso informato, quale elemento indispensabile per la somministrazione del vaccino, può inoltre presentare alcune complessità, per la lingua o il linguaggio utilizzato, opportune procedure e modalità di informazione e comunicazione con le persone debbono essere previste e attuate, ivi inclusa la gestione dei rifiuti alla vaccinazione.

L’inclusione delle strutture residenziali tra le priorità della seconda fase della campagna vaccinale dovrebbe garantire il raggiungimento di coperture ottimali nei residenti in tempi il più possibile rapidi, onde minimizzare il rischio di trasmissione del virus e lo sviluppo di focolai di infezione, anche in vista dell’allentamento delle misure di contenimento da Covid-19 su scala nazionale e alla luce di ulteriori cambiamenti epidemiologici (es. presenza di varianti che potrebbero necessitare di vaccini diversi da quelli attualmente in uso) e necessità di campagne di immunizzazione per dosi booster/richiami.

È importante che anche le comunità residenziali più piccole siano prese in considerazione in forma attiva per la prevenzione e la vaccinazione, al fine di proteggere in maniera efficace tutta la popolazione e soprattutto quella più vulnerabile e più difficilmente raggiungibile attraverso i canali dedicati alla popolazione generale, conclude il rapporto.