22 Nov

Covid-19, test diversi ma serve rapidità

Sono diversi i test sviluppati per rilevare la presenza del coronavirus. Ma la rapidità, nei prossimi mesi giocherà un ruolo fondamentale, lo riportava in un approfondimento a metà settembre scorso la Fondazione Umberto Veronesi, siamo quasi a dicembre e continuiamo a contare i nostri morti.

I test di laboratorio, leggiamo, sono un pilastro fondamentale nel contrasto a Covid-19. Non è un caso che la strategia delle 3 T, Test, Tracing and Treat, inizi proprio con la capacità di individuare chi è positivo al virus. Se allo scoppio della pandemia l’unico esame a disposizione era il tampone, oggi sono allo studio diversi sistemi più veloci per verificare l’eventuale positività al coronavirus. Una caratteristica, quella della velocità, fondamentale per poter spegnere sul nascere qualsiasi focolaio.

 

Tamponi

Noti anche come test molecolari, rappresentano l’esame principale e il più affidabile per stabilire la presenza del virus.Il test si fonda sulla ricerca dei frammenti del materiale genetico di cui è composto il virus. Il materiale biologico che viene analizzato proviene dalle cavità nasali della persona che si sospetta essere positiva al virus. La presenza di questi frammenti indica l’avvenuto contatto con il virus e dunque la positività. Oltre ad esporre l’operatore che lo esegue al rischio di infettarsi, l’unico vero limite del test è la lentezza nell’ottenere i risultati. Da qualche ora per i laboratori più organizzati a diversi giorni negli altri casi.

 

Test sierologici

A differenza di quelli molecolari, con i sierologici, nella seconda fase della pandemia, si va alla ricerca della presenza degli anticorpi diretti contro il covid. L’eventuale loro presenza significa essere stati in contatto con il virus. In particolare ciò che viene valutata è la presenza delle IgM e delle IgG. Le prime vengono prodotte dopo l’entrata in contatto con il virus, le seconde indicano che si è instaurata una memoria, almeno temporanea, e che quindi l’infezione è avvenuta da diverso tempo. A differenza dei tamponi molecolari, che fotografano la situazione in tempo reale, i test sierologici forniscono in linea di massima il film dell’infezione. Particolarmente indicati per conoscere la diffusione del virus nella popolazione, sono poco utili per stabilire se c’è un’infezione in atto. Più rapidi ed economici del tampone, si dividono in sierologici qualitativi (con una goccia di sangue ci dicono la presenza o meno degli anticorpi) e quantitativi (con un prelievo viene valutata, oltre la presenza, il livello di anticorpi prodotti).


Test molecolari rapidi

Un altro metodo molto simile al tampone è rappresentato dai test salivari. Il senso è lo stesso. Anche nella saliva, oltre che nelle cavità nasali, possono essere presenti tracce del virus. Il grande vantaggio del test molecolare salivare è la facilità nell’ottenere il campione anche in assenza di un operatore. A questa caratteristica si aggiunge il basso costo e la velocità nell’ottenere il risultato. L’unico limite è rappresentato dall’affidabilità, inferiore a quella del tampone. Negli ultimi mesi però i test si sono evoluti sempre di più e già un kit, SalivaDirect della Yale School of Public Health è stato approvato dalla Food and drug administration, Fda, l’agenzia federale americana che si occupa dei farmaci.


Test antigenici

Mentre per quelli molecolari si ricerca il materiale genetico del virus, gli antigenici ricercano la presenza di proteine virali in grado di legarsi ad anticorpi. La positività o meno è come una sorta di segnale on off. Effettuabile su un campione prelevato tramite tampone o attraverso la saliva, il risultato è praticamente immediato e non necessita di personale sanitario e di strumenti di laboratorio. Oltre ad essere contenuto nei costi, il test potrebbe essere utilizzato in situazioni, come scuole o aeroporti, dov’è necessario testare con rapidità molti soggetti. Come per i test molecolari rapidi il limite è rappresentato dall’affidabilità, ancora da migliorare, seppur sul mercato siano presenti già alcuni kit, spiega ancora la Fondazione Umberto Veronesi.

 

Strategia delle 3 T

Nella lotta alla pandemia la strategia delle 3 T è quella che ha contribuito a rendere meno impattante Covid-19. Gli Stati che sono riusciti ad applicarla alla lettera hanno infatti avuto un impatto in termini di ricoveri e decessi decisamente contenuto. I test dunque rappresentano la miglior arma per spegnere sul nascere i focolai di Covid-19. Nei prossimi mesi poter aumentare il numero di test sarà importante anche per discernere le infezioni da coronavirus da quelle influenzali.

Come scritto in un appello dai principali virologi, immunologi ed epidemiologi italiani, conclude l’approfondimento, in condizioni di alta richiesta diagnostica, come inevitabilmente sarà durante la circolazione del virus dell’influenza il prossimo autunno/inverno, mentre alcuni laboratori saranno attrezzati per gestire grandi numeri, la maggior parte del territorio italiano sarà in difficoltà e non riuscirà a produrre i referti in tempi accettabili (24 ore).
Ecco perché oggi più che mai abbiamo bisogno di nuovi metodi per identificare le persone positive.
Eravamo in tempi di pace, metà settembre, ma nessuno, da allora, s’è preoccupato più di tanto.