15 Ago

Green pass, chi controlla le identità…

Dal 6 agosto il green pass è obbligatorio per accedere ai locali al chiuso, eventi, cerimonie e per far visita nelle case di riposo.
Dall’11 agosto le forze dell’ordine, polizia, carabinieri, finanza, polizia municipale potranno effettuare controlli a campione.

I gestori dei locali sono obbligati a chiedere il green pass ai clienti ma non possono chiedere i documenti d’identità a parte i casi di manifesta incongruenza  rispetto ai dati anagrafici mostrati col certificato verde.

Una circolare del Ministero dell’Interno del 10 agosto ricorda che per la certificazione verde ci sono due fasi di verifica: la prima riguarda il possesso del green pass, da parte di chi intende accedere alle attività per le quali è prescritta. Ed è un obbligo a carico di esercenti e gestori.

La seconda fase consiste nella dimostrazione, da parte del soggetto intestatario della certificazione verde, della propria identità personale, mediante l’esibizione di un documento d’identità. I soggetti che possono chiedere di esibire un documento d’identità sono i pubblici ufficiali, ma per i servizi di ristorazione per il consumo al tavolo, anche l’esercente, ed è un controllo necessario quando è manifesta l’incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella certificazione.

Dunque i gestori e gli esercenti nei controlli sul green pass chiederanno il documento di identità, in caso di incongruenze, per l’accesso nei bar, ristoranti, cinema e teatri. La verifica dell’identità della persona in possesso della certificazione verde ha natura discrezionale, si legge nella circolare ministeriale, ed è volta a garantire il legittimo possesso della certificazione stessa. Tale verifica si renderà comunque necessaria nei casi di abuso o elusione delle norme. 

L’indicazione chiarisce la questione anche in relazione alle recenti dichiarazioni del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese: ‘i titolari devono controllare il lasciapassare all’entrata nei ristoranti, ma non potranno chiedere la carta d’identità ai clienti’.

Il garante della privacy, d’altra parte, citando il Dpcm dello scorso 17 giugno, aveva invece fatto notare che anche i titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi, avrebbero potuto chiedere agli intestatari della certificazione verde, di esibire un documento d’identità.

Il chiarimento ministeriale era quindi atteso. 

Ci auguriamo che la nostra ‘richiesta’ della carta di identità avvenga soltanto laddove si ravvisi una palese contraffazione del certificato, commentano i ristoratori. E in quel caso, se il cliente si rifiutasse di esibire il documento, chiameremmo le forze dell’ordine. Non possiamo sostituirci a un pubblico ufficiale, aggiunge il direttore generale della Federazione italiana pubblici esercizi, Fipe, di Confcommercio, Roberto Calugi. E nel caso di sanzioni ai gestori? Valuteremo eventuali ricorsi, ma deciderà il nostro Consiglio direttivo.

Chi viene trovato senza green pass dov’è obbligatorio rischia una multa da 400 a mille euro.

Per chi falsifica i dati può scattare la denuncia.

Il gestore del locale che non controlla il possesso del green pass rischia una multa da 400 a mille euro e in caso di violazioni reiterate, per tre volte in tre giorni diversi, l’esercizio potrebbe essere chiuso da 1 a 10 giorni.