08 Giu

Città di Persone, non solo repressione

Lettera aperta alla città
Ben venga un Consiglio comunale straordinario sulla situazione incandescente del centro storico della nostra città che vede giovani e giovanissimi coinvolti sempre più spesso in tristi episodi di alcolismo, vandalismo, microcriminalità e droga.

Da tempo molti soci e simpatizzanti di Città di Persone hanno segnalato risse, atti osceni, schiamazzi smodati, ubriacature moleste ed altro anche in orari pomeridiani e sempre a carico di gruppi o di singoli ragazzi di età adolescenziale o quasi, il problema è grave, sia nella sua localizzazione del centro storico, sia in periferia, sia nelle frazioni e va affrontato con urgenza e fermezza.

Roberta Gargano

Il nostro intervento è per invitare a riflettere tutti gli amministratori e tutti i cittadini sul modo di affrontare la questione: sicuramente l’ordine pubblico deve essere fatto rispettare con controlli serrati e sanzioni esemplari, ma non possiamo limitarci alle azioni repressive senza comprendere quello che sta accadendo. Solo la comprensione del fenomeno ci potrà portare a una prevenzione efficace.

Ci sembra ingeneroso sostenere che la nostra città non offra niente alle giovani generazioni, al netto del periodo di pandemia, il nostro territorio ha un’offerta articolata e di buon livello, ci sono laboratori teatrali, scuole musicali, palestre, gruppi sportivi, associazioni culturali e di volontariato, aggregazioni spontanee con attività sociali importanti, scuole per sbandieratori, gruppi di rievocazione storica, sezioni giovanili di partiti politici, club service, boy scout e chi più ne ha, più ne metta. Ma non basta l’offerta per creare la domanda, soprattutto in una comunità che si è trovata ad affrontare l’emergenza Covid all’interno dell’emergenza post terremoto.

Chiediamo che il problema venga affrontato in maniera strutturata che guardi alla complessità del fenomeno, bisogna coinvolgere le famiglie, l’assistenza sociale, le associazioni di volontariato, gli ordini professionali tra psicologi e psicoterapeuti; le forze dell’ordine devono poter fermare i ragazzi alterati e convocare nell’immediato le famiglie assistiti da psicologi ed educatori in modo da verificare se l’episodio è una bravata o un sintomo di un malessere più profondo o la richiesta di un aiuto più importante.

Tutte le categorie devono essere coinvolte, multe per quegli esercenti senza scrupoli che vendono alcolici ai minori e ritiri temporanei e definitivi delle licenze, “pene” riabilitative per i ragazzi che li immettano in percorsi educativi, avvisi di attenzionamento per le famiglie.

La scommessa sui nostri giovani non la possiamo perdere, nessun ragazzo deve sentirsi escluso dal futuro della nostra comunità. Diamoci una mano. Con i fatti.

 

 

*Roberta Gargano
cittadina aquilana
presidente associazione Città di Persone