10 Mag

Anziani/disabili, le visite e i familiari

Recuperare le relazioni affettive interrotte a causa della pandemia tra gli ospiti delle strutture residenziali territoriali e i propri familiari.
E’ in preparazione un documento tecnico, elaborato dal referente regionale per le maxi emergenze sanitarie, Alberto Albani, e approvato dal Gruppo tecnico scientifico regionale, che sarà ora recepito in una specifica ordinanza.

Il provvedimento è rivolto alle strutture sociosanitarie, a quelle di riabilitazione e lungodegenza post acuzie, a quelle residenziali socio assistenziali.

Queste misure, sono finalizzate a consentire lo svolgimento in sicurezza delle visite agli ospiti delle strutture, spiega l’assessore ala Salute Verì in una nota. L’Abruzzo, infatti, fu tra le primissime Regioni a introdurre il blocco degli ingressi già alla fine di marzo dello scorso anno, nella fase iniziale della pandemia. Oggi l’andamento della curva epidemiologica e la copertura vaccinale degli ospiti e degli operatori, ci consente di iniziare a programmare una graduale riapertura, così da rispondere alle legittime aspettative sia degli stessi ospiti, sia dei loro familiari, da troppo tempo privati di un normale rapporto di relazione.

 La modalità di accesso alle strutture è soggetta a una precisa procedura che, tra l’altro, prevede:

una programmazione degli incontri lungo tutto l’arco della giornata, così da evitare assembramenti;
la richiesta, entro le 48 ore precedenti la visita, da parte dei familiari di accedere alla struttura, completa di autocertificazione sul proprio stato di salute;
la predisposizione di un registro degli accessi da conservare per un periodo minimo di 30 giorni;
obbligo dell’utilizzo di dispositivi di protezione individuale e garanzia del distanziamento;
percorsi separati di accesso e uscita per ospiti e visitatori, privilegiando l’accesso diretto a spazi dedicati esclusivamente alle visite;
privilegiare, in caso di condizioni meteo favorevole, incontri in spazi esterni.

L’accesso sarebbe ovviamente vietato se all’interno della struttura fosse riscontrata la positività al virus di uno o più ospiti, come possono essere introdotte ulteriori restrizioni in caso di modifica dell’attuale quadro epidemiologico.

Nicoletta Verì

Un ulteriore documento tecnico regolamenta l’urgenza del supporto fisico o psicologico alla persona disabile, con particolare attenzione alle possibili conseguenze legate alla separazione dal familiare o dal caregiver in caso di ricovero ospedaliero.

La disabilità cognitivo comportamentale o neuromotoria comporta una difficile gestione del paziente all’interno delle strutture ospedaliere, tale da richiedere necessariamente il supporto di un familiare o di un caregiver, aggiunge la Verì.

Il provvedimento prevede che in Pronto soccorso sia consentita la presenza di un caregiver o familiare (dotato naturalmente di idonei dispositivi di protezione) nelle aree dedicate al triage, negli ambulatori visita e nell’osservazione breve, mentre resta vietata nell’area ‘rossa’ ad alta intensità di cura.

Nelle aree di degenza, invece, la presenza è consentita nei reparti non Covid.
Nei reparti Covid e nelle terapie intensive resta permessa previa valutazione e autorizzazione del responsabile dell’unità operativa, sulla base del rapporto rischi/benefici e comunque limitata a particolari situazioni che non siano pregiudizievoli alla salute del paziente.