20 Set

Ovindoli, il no del Consiglio di Sato

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello della Regione Abruzzo che aveva chiesto, al fine di far partire i lavori, l’annullamento della sospensiva decisa dal Tar L’Aquila in merito alla realizzazione di nuovi impianti da sci a Ovindoli, in pieno Parco regionale del Sirente Velino.

La decisione del Tar era stata presa sul ricorso presentato da Stazione Ornitologica Abruzzese, LIPU, Salviamo l’Orso, Mountain Wilderness e CAI che contestano, si legge in una nota stampa, la realizzazione di nuovi impianti di risalita e piste con relativi sbancamenti a Valle delle Lenzuola, una zona ancora integra del Parco.

Ricordiamo che il Tar di L’Aquila ha per ora sospeso l’autorizzazione concessa dalla Regione perché, ricordano le associazioni, ad un primo esame, non ha convinto il fatto che la Valutazione di Incidenza per le opere sia stata decisa da un geometra del Comune di Ovindoli, non esperto in materie naturalistiche, e che il progetto fosse stato variato durante l’iter di approvazione senza rinnovare il procedimento di autorizzazione paesaggistica da parte della Soprintendenza. Il Tar aveva fissato quindi l’udienza per la decisione nel merito per il 17 novembre 2021.

Il Consiglio di Stato ha rigettato l’istanza da un lato perché la Regione non è riuscita a dimostrare con le sue deduzioni la sussistenza di un pregiudizio grave e irreparabile derivante dalla sospensiva concessa dal Tar, dichiara Herbert Simone, difensore delle associazioni, e dall’altro valutando come opportuno che in vista della decisione di merito, con l’udienza del Tar già fissata per il 17 novembre, tutta la vicenda rimanga per così dire congelata. Ciò tenuto anche conto della rilevanza degli habitat e delle specie che sarebbero oggetto dell’impatto in caso di avvio dei lavori, circostanza che aveva fatto optare il Tar per la concessione della sospensiva. Riteniamo che il nostro ricorso abbia evidenziato molte criticità del procedimento con cui la Regione ha autorizzato questi interventi in aree estremamente importanti per la fauna e la flora, con specie protette addirittura a livello internazionale che verrebbero spazzate via con i vasti sbancamenti previsti su oltre dieci ettari. Il tutto spendendo, in piena epoca di cambiamenti climatici, diversi milioni di euro di fondi pubblici. Questione, quella della crisi climatica, che la Regione non ha tenuto in alcuna considerazione nella sua valutazione. Ora, concludono, lavoreremo alacremente sulle nostre motivazioni per dimostrare davanti al Tar gli errori della Regione.