24 Ago

2/3 anni, per aprire cantieri pubblici

Nell’anniversario del primo dei terremoti che tra l’agosto 2016 e il gennaio 2017 ha sconvolto il centro Italia, il mio pensiero e quello di ciascuno dei componenti della struttura commissariale è rivolto al ricordo dei troppi morti causati da quegli eventi drammatici, ai loro familiari e alle decine di migliaia di persone che hanno visto sconvolte le loro vite e il corso della storia di città e borghi in un esteso territorio che ricomprende 138 Comuni nel cratere sismico e 353 fuori dal cratere nelle quattro Regioni colpite.

A distanza di quattro anni dal primo dei distruttivi fenomeni sismici, il processo di ricostruzione, sin qui caratterizzato da una lentezza non più sostenibile, è ad un punto di svolta, relaziona il commissario straordinario Giovanni Legnini in una nota.

Siamo intervenuti da subito, durante il lockdown, spiega, per immettere tutta la liquidità possibile nella fragile economia della ricostruzione, garantendo l’anticipazione del pagamento dei SAL alle imprese e del 50% dei compensi ai professionisti, per avviare subito dopo il cambiamento delle regole della ricostruzione, caratterizzate da un eccessivo peso burocratico.

Abbiamo radicalmente innovato le procedure della ricostruzione privata con l’approvazione dell’Ordinanza 100 del 2020, che sta iniziando a produrre i suoi effetti. L’ambizione è quella di abbattere di due terzi i tempi necessari ad ottenere il contributo, dando attuazione ad una disposizione in materia di autocertificazione varata dal Parlamento nel dicembre 2019 con il Decreto sisma. I primi progetti presentati con le nuove procedure in questi ultimi due mesi hanno prodotto risultati impensabili con tempi di conclusione dell’intero procedimento di 30/60 giorni. In questi ultimi giorni, con una nuova Ordinanza, abbiamo attribuito ai progettisti la facoltà di far transitare le 8mila domande pendenti, i cui tempi di definizione media sono stati finora superiori ad un anno, nella nuova procedura semplificata, mediante la sola attestazione della conformità urbanistica degli edifici e della congruità del contributo. Un procedimento semplice, reso possibile dalle disposizioni contenute nel recente Decreto semplificazioni, che sarà avviato a settembre e dal quale attendiamo lo smaltimento di una parte importante dell’arretrato.

Il principio ispiratore di tali radicali innovazioni è semplice: i progettisti certificano la condizione urbanistica degli edifici, le scelte progettuali e la congruità del contributo; i Comuni e gli USR controllano la correttezza delle procedure; gli enti competenti al rilascio dei pareri e nulla osta dispongono di tempi predeterminati per adottare gli atti di loro competenza. L’intero processo può durare un tempo oscillante tra i 70 e i 110 giorni a seconda del grado di complessità, e ove non si concludesse nei termini potrà essere attivato il potere sostitutivo del Commissario. A tutti gli attori della ricostruzione ed in particolare ai professionisti si richiede maggior responsabilità e speditezza, ed è anche per questo che abbiamo richiesto ed ottenuto dal Governo la revisione dei compensi professionali con l’applicazione del tariffario vigente sull’equo compenso.

Tali innovazioni procedurali sono applicabili a tutti i fabbricati ad eccezione di quelli per i quali è necessaria la pianificazione urbanistica. E’ questo il caso dei centri distrutti e maggiormente colpiti, che rischiano di rimanere fermi ancora per anni se non si produce analoga svolta. Ad oggi nessun piano attuativo è stato approvato, ad eccezione di un piano di delocalizzazione a Civitella del Tronto e dell’adozione di 6 piani attuativi a Norcia.

 La lentezza dei piani urbanistici affidati ai Comuni va rapidamente superata. Questa è la ragione per la quale abbiamo in questi giorni varato un’ordinanza che disciplina il contenuto minimo dei piani attuativi e dei programmi straordinari di ricostruzione. Ne abbiamo sancito la generale facoltatività, pur nella consapevolezza che per i centri maggiormente distrutti sarà necessario redigerli e approvarli, ed abbiamo emanato linee guida per garantire qualità e sicurezza nel processo di ricostruzione.

Abbiamo disposto anche un ulteriore sostegno economico e la possibilità di un affiancamento per i Comuni che con le sole risorse attuali non riescono ad adottare in tempi brevi i piani e i programmi. Ed abbiamo disciplinato, nei limiti consentiti dalla legge, le deroghe urbanistiche possibili, nel pieno rispetto dei principi di tutela vigenti nel nostro ordinamento.

Anche la ricostruzione pubblica procede con lentezza a causa della complessità che caratterizza le procedure di affidamento dei servizi tecnici e dei lavori. Per aprire un cantiere pubblico si impiegano 2-3 anni. Le recenti norme sulla semplificazione degli appalti varate dal Governo potranno consentire, se correttamente applicate, una forte velocizzazione delle procedure.

Oltre a tali disposizioni generali, con il Decreto semplificazioni sono stati conferiti poteri speciali al Commissario per le opere urgenti e caratterizzate da particolare criticità, e per quelle da realizzare nei centri storici distrutti. Dopo la conversione del decreto inizierà la fase di attuazione, dalla quale ci attendiamo lo sblocco delle situazioni più complesse.

Anche la ricostruzione delle chiese è destinata a giovarsi della norma di semplificazione di recente varata, oltre che dell’ordinanza attuativa emanata in questi giorni.

Dunque, il cantiere normativo sta per essere completato e la sua conclusione sarà segnata dalla redazione del Testo unico sulla ricostruzione privata, che vareremo entro l’autunno dopo un processo di consultazione che favorirà la più ampia partecipazione dei Sindaci, dei cittadini e dei tecnici.

Nessuna procedura, neanche quella più semplice ed efficace, produce appieno risultati se non si dispone di professionalità adeguate nel numero e nelle competenze. Per questo è importante aver ottenuto dal Governo la proroga per tutto il personale tecnico ed amministrativo in servizio e l’avvio di un processo di stabilizzazione, disposte con il decreto “Rilancio 2” di metà agosto. A tali misure è necessario far seguire un aumento delle unità lavorative, in previsione di un flusso crescente di procedimenti sia per la ricostruzione privata che pubblica.

E’ essenziale, infine, disporre di un quadro più evoluto e completo di strumenti finanziari e normativi per sostenere lo sviluppo dei territori colpiti da una doppia emergenza, che si aggiunge ai fenomeni di crisi risalenti nel tempo che caratterizzano le aree interne e montane della dorsale appenninica. La proroga della zona franca urbana va in tale direzione; ma occorrono misure strutturali e stabili per favorire la rinascita di territori bellissimi ma feriti. L’auspicio è che una quota delle risorse finanziarie messe a disposizione dall’Unione europea possa essere destinata ai territori del centro Italia per renderli sicuri, connessi ed attrattivi. Le risorse finanziarie per la ricostruzione per i prossimi due anni sono già disponibili, ma a quei 9 miliardi occorrerà per gli anni successivi aggiungerne almeno altri dieci, in attesa della stima conclusiva dei danni che solo con la presentazione di tutte le domande di contributo e dei programmi completi degli interventi pubblici potrà raggiungere un accettabile grado di affidabilità e compiutezza.

 E’ tempo, dunque, di avviare un numero di cantieri finalmente adeguato alle aspettative dei cittadini, scrive ancora Legnini.

I dati parlano di 5.325 progetti approvati nei quattro anni passati, di cui 2.544 già realizzati e 2.758 cantieri In corso per la ricostruzione privata; le opere pubbliche finanziate sono 1.405, delle quali concluse solo 86 ed in corso 85. Il nostro obiettivo è di incrementarli in misura maggiore nei prossimi sei mesi e di vedere aperti almeno 5.000 cantieri privati e pubblici per la prossima primavera, con un ritmo crescente nei mesi e negli anni successivi.

Per realizzare tali ambiziosi obiettivi il Commissario e la struttura, insieme agli USR, lavoreranno nei singoli Comuni, al fianco dei Sindaci e dei tecnici, per rimuovere ostacoli ed inerzie che non possiamo più permetterci dopo quattro anni dal sisma. Con il Ministro degli Interni e i Prefetti, che con l’Anac, abbiamo convenuto di dare avvio nelle prossime settimane a nuovi protocolli per rafforzare i presidi di legalità e avviare il controllo e monitoraggio dei cantieri.

 

Sisma, Mattarella: “Recuperiamo efficienza”

Nella triste ricorrenza del quarto anno dal gravissimo terremoto che provocò nell’Italia Centrale più di trecento vittime e oltre quarantamila sfollati, desidero ancora una volta esprimere ai cittadini di Amatrice, Accumoli, Arquata, Pescara del Tronto e delle altre zone colpite, vicinanza e solidarietà. Così, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Sergio Mattarella

Il pensiero che si rinnova va, anzitutto, alle vittime e ai loro familiari. E ai tanti che hanno perduto casa o lavoro – e spesso entrambi – in quella notte drammatica.

Nonostante tanti sforzi impegnativi, l’opera di ricostruzione dei paesi distrutti – da quel sisma e da quelli che vi hanno fatto seguito in breve tempo – è incompiuta e procede con fatica, tra molte difficoltà anche di natura burocratica.

Nello spirito di solidarietà, fondamento della nostra Costituzione, la Repubblica – in tutte le sue istituzioni, territoriali e di settore – deve considerare prioritaria la sorte dei concittadini più sfortunati colpiti da calamità naturali, recuperando, a tutti i livelli, determinazione ed efficienza.